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La pressione fiscale non dà tregua

La pressione fiscale non dà tregua

Galli: «Una tessitura di Montemurlo quest’anno ha dovuto pagare 10mila euro, quasi il doppio rispetto all’Ici di un anno fa»

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Tra le ultime batoste, l’Imu è senz’altro quella più pesante. Mentre gli imprenditori del manifatturiero combattono quotidianamente con gli effetti della crisi per restare a galla e fare di tutto per mantenere integra la filiera tessile, la pressione fiscale li sta mettendo in ginocchio. A questo proposito, un sondaggio Ispo/Confartigianato condotto a livello nazionale su un campione di imprenditori artigiani, rivela che per il 74% delle imprese, pari a 1.067.214 aziende, negli ultimi 12 mesi la pressione fiscale è cresciuta in media del 22,6%. Il sondaggio effettuato tra il 6 e il 12 dicembre scorso, mette in luce anche le pesanti conseguenze della crescita della pressione fiscale: il 33% degli imprenditori è stato costretto a ritardare il pagamento dei propri fornitori, mentre il 29% ha dovuto rinunciare a fare investimenti in azienda. Senza contare che per fare il proprio dovere di contribuente, il 58% degli intervistati (pari a 615.000 aziende) deve ricorrere a prestiti bancari o è costretto a chiedere al fisco dilazioni di pagamento. E addirittura 40.000 imprenditori non potranno pagare le imposte per mancanza di liquidità. A Prato la situazione non è migliore. Se si prende in considerazione il versamento del saldo dell’Imu, emergono situazioni di aziende costrette a pagare cifre astronomiche. Per di più, l’aumento dell’aliquota da parte del Comune di Montemurlo (per attività produttive pari al 9,3 per mille) ha comportato un maggiore esborso per le imprese con sede nel territorio di quelle concorrenti situate nelle zone industriali pratesi, dove l’amministrazione comunale ha optato per mantenere le aliquote invariate.

«Ci sono casi di aziende che si sono trovate a pagare il doppio rispetto a quanto pagavano l’anno scorso – racconta Il segretario di Confartigianato Prato, Luca Galli – il più eclatante è quello di una tessitura di Montemurlo nostra socia, che si è trovata a dover pagare 10.225 euro di Imu a fronte dei 5.833 euro che sborsava per l’Ici: quasi il doppio. Questa scelta da parte del sindaco Lorenzini di aumentare la pressione fiscale sulle attività produttive del manifatturiero pare stridere con quanto da lui stesso dichiarato di adottare politiche favorevoli per le piccole imprese, vantandosi in più occasioni di aver reso il territorio particolarmente attrattivo per le aziende artigiane. Questo è il trattamento che hanno ricevuto». Ma come evidenziato dalla responsabile dell’Ufficio tributario di Confartigianato Prato «pochissimi Comuni hanno deliberato aliquote agevolate per fabbricati usati per le attività produttive». «Il notevole maggior peso dell'Imu rispetto all'Ici – spiega- è stato determinato principalmente dall'applicazione delle aliquote deliberate, ad una nuova base imponibile del valore degli immobili, che è stata determinata moltiplicando le rendite catastali per coefficienti aumentati dal 20% al 60%. Di conseguenza si avrà una base maggiorata su cui applicare le aliquote».

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