Proteste
Il custode pratese dei diritti del malato
Presidente di Cittadinanza attiva, si è impegnato per mille esigenze: dal microcredito alle tariffe minime per il dentista
PRATO. Dal fondo per il microcredito a sostegno delle famiglie in difficoltà al tariffario sociale per le cure odontoiatriche; dalla proposta di introdurre una tassa di scopo sull’acquisto di biglietti per eventi e manifestazioni che prevedono l’intervento di un servizio di ordine pubblico (in modo da reperire risorse da destinare alle forze dell’ordine che più volte hanno lamentato mancanza di fondi per l’acquisto di carburante per le volanti), alle opere di sensibilizzazione contro le barriere architettoniche, la circolazione di biciclette fuorilegge, spesso causa di gravi incidenti, abuso di alcol tra i più giovani e l’usura. Sono solo alcune delle più importanti battaglie che, Fabio Baldi, presidente di Cittadinanza e del Centro per i diritti del malato, porta avanti da ormai oltre vent’anni insieme a una squadra di cinque operatori e cercando di analizzare le questioni sempre dalla prospettiva dei soggetti più deboli. Molti sono i fronti aperti, a cominciare dall’idea - messa direttamente sul piatto dell’assessore regionale alla sanità - di realizzare una centrale multidisciplinare per le emergenze. Verso l’autotutela. Nato per tutelare i cittadini nell’ambito dei servizi sanitari e assistenziali, il coordinamento provinciale del Centro per i diritti del malato ha oggi davanti a sé una platea più matura e consapevole rispetto al 1988, quando Baldi entrò a far parte dell’associazione. «Beh, oggi c’è addirittura chi svolge attività di autotutela - osserva - ciò significa che il cittadino si rivolge a noi per capire come muoversi, dopodiché è perfettamente in grado di procedere da solo». Dai giornali al dialogo. «La nostra presenza qui, all’interno dell’ospedale, inizialmente non venne presa bene - racconta - c’era una certa diffidenza nei nostri confronti, specie da parte dell’azienda: c’è voluto del tempo per capire bene che anche noi lavoriamo nell’interesse della salute dei cittadini e che i nostri interventi sono mirati a risolvere i problemi segnalati dai pazienti in un’ottica di dialogo con la controparte». Via via che i rapporti con la direzione aziendale si sono distesi, hanno cominciato a diradarsi da parte nostra anche le denunce sui giornali. «C’è molto meno bisogno di prima di ricorrere a interventi pubblici per risolvere i problemi - fa notare - in diverse situazioni abbiamo dimostrato di non esitare a farlo in caso se ne fosse riscontrata la necessità, ma sta accadendo sempre meno di frequente, segno evidente che il dialogo con i nostri interlocutori è molto migliorato, a vantaggio dei cittadini stessi» Più informazione agli stranieri. Ormai gli immigrati sanno come muoversi nell’articolato sistema dei servizi sanitari. Chi più chi meno, ma ciò non toglie che siano stati fatti dei veri passi da giganti in questa direzione. Eppure a Baldi capita raramente di avere a che fare con loro: scarsa consapevolezza dei propri diritti? «Penso semplicemente che bisognerebbe far sapere loro che ci siamo - dice -magari segnalando la nostra realtà all’interno degli opuscoli informativi che vengono diffusi tra le comunità di immigrati attraverso l’assessorato all’immigrazione. E’ anche vero però che finora non l’avevamo mai fatto presente. Comunque anche se difficilmente gli stranieri si rivolgono a noi, nei giorni scorsi è capitato con delle persone che volevano avere informazioni sul tariffario sociale dei dentisti». Centrale multidisciplinare: la battaglia da vincere. Non convince il piano della Regione sulla riorganizzazione delle centrali operative del 118 che passeranno da 9 a 3. In linea con il disegno di riordino delle province, su cui persistono ancora molte incertezze. «L’accorpamento delle centrali non è una soluzione per risparmiare - afferma Baldi - come associazione, anche per adeguarsi all’Unione europea, sosteniamo la necessità di realizzare centrali multidisciplinari con numero unico; e competenze e autorità, distribuite e coordinate nella condivisione professionale del soccorso di emergenza: in questo modo, nel momento del bisogno ogni cittadino, italiano o straniero, con una sola telefonata sarebbe in grado di attivare qualsiasi richiesta senza doversi soffermare a riflettere sul numero da chiamare».
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