Sicurezza
Grillo show in piazza «Dazi se i cinesi violano i trattati»
Il leader del Movimento 5 Stelle arriva con due ore di ritardo alle Carceri, poi si scatena e arringa la folla a modo suo
PRATO. È stata l'ultima tappa toscana del tour de force per il firma Day toscano. Saltato come una rana da Figline Valdarno a Empoli, da Empoli a Pistoia arriva a Prato non ancora stanco e, anzi, galvanizzato dalla full immersion di incontri con gli attivisti, i simpatizzanti. Quando sbarca a Prato dalla monovolume con cui è stato accompagnato dal suo staff in giro per la regione, trova un bilancio pomeridiano confortante sul fronte raccolta delle firme per le elezioni politiche (600 globalmente fra le liste di Camera e Senato) e una folla che lo vuole ascoltare, senza sapere bene come fare. All'arrivo – sono le 21.50, il ritardo sulla tabella di marcia è faraonico – al leader dei 5 Stelle viene detto che hanno smontato pure il gazebo. Estrema testimonianza del pomeriggio di file e di cittadini che hanno risposto affermativamente alla chiamata generale un gonfalone del movimento, dietro cui pochi minuti prima si acquattano due adolescenti a pomiciare. In questo clima da smobilitazione Grillo strabuzza gli occhi eppoi si adatta benissimo all'improvvisazione. E a suo modo parla del programma a 5 Stelle per il governo del paese interloquendo col pubblico. «Non è mai successo che un movimento stesse per entrare in Parlamento, raccoglieremo le firme in queste due settimane, se trovano poi qualcosa per escluderci scoppia la rivoluzione». La legge elettorale richiederebbe in effetti uno statuto con un tesoriere, un capo politico, una sede. «Non ci possiamo trasformare in un partito. In quel caso non ci presenteremo alle elezioni». Uno scenario apocalittico, sapientemente mitigato – quando si accendono i riflettori della telecamera presente di Tv Prato – dalla rassicurazione che alla fine i grillini entreranno in lizza per il rinnovo del Parlamento. L'intransigenza, però, è un tratto insostituibile del programma e dell'esposizione. Sulle banche – per il comico sono da nazionalizzare per agevolare il credito alle piccole imprese – al pari che sulla questione cinese, strettamente intrecciata al declino del distretto tessile locale: «Hanno sottoscritto 22 accordi col Wto e non ne hanno rispettato uno. Bisogna ridiscuterli e se loro non rispettano i patti mettiamo i dazi per proteggere le produzioni, lo fanno già gli americani».
Carlandrea Poli
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