Il Tirreno

Prato

Un trasloco salverebbe i posti di lavoro

Al centro dei problemi della società edile c’è l’esigenza di una proroga dei permessi su un terreno

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PRATO. Due aree, distanti 300 metri. L'una in via Tourcoing, l'altra in via Lille. Basterebbe un trasloco per salvare il destino della Varvarito. Se non quello, almeno una proroga dei permessi, scaduti due giorni fa, per continuare a operare nell’area del Macrolotto (4 ettari) dove finora erano in affitto. Un trasloco agognato dalla famiglia al timone di un’azienda sana che dà lavoro a oltre cento persone, che ha sempre pagato puntuali gli stipendi e ha continuato ad assumere i lavoratori fuoriusciti da altre realtà del settore in crisi, come Grassi e Vangi, tanto per restare in zona. Era il 1998 quando la famiglia Varvarito acquistò un terreno di 600 metri quadrati a San Giorgio a Colonica, con l’idea di trasferirsi in quella che però era e rimane un’area a destinazione agricola. Il piano strutturale in adozione dovrebbe prevedere una deroga istituendo una variante urbanistica per consentire all’azienda di insediarsi lì con il proprio impianto di recupero di inerti. In 13 anni il cambio di destinazione non è mai avvenuto. E il 12 dicembre il proprietario del terreno di via Tourcoing ha “sfrattato” la Varvarito cui erano scaduti i permessi, forte di una sentenza del Tar che ha dichiarato illegittime le autorizzazioni finora concesse da Comune e Provincia. Ieri mattina, in Prefettura il vertice alla presenza della vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi, l’assessore comunale Roberto Caverni con Dante Mondanelli e quello provinciale Stefano Arrighini si è risolto in un rinvio a mercoledì prossimo (sempre in Prefettura), quando sarà tentata una mediazione tra la proprietà e l’azienda. «Intanto lunedì – fa sapere Giorgi – sarà aperto un tavolo di crisi in Regione». Anche perché, se entro il 26 dicembre non sarà sbloccata la situazione (una proroga dei permessi per tornare a lavorare nel Macrolotto), scatterà il semaforo verde per la procedura di mobilità. I tempi stringono. «Stiamo cercando una soluzione nel breve periodo: andare in deroga al piano strutturale costituirebbe un precedente “pericoloso”», osserva Caverni. Il collega Gianni Cenni tiene a sottolineare come «il Comune dalla Varvarito non abbia mai ricevuto nessun piano attuativo». Il punto, secondo l'assessore, è che l’azienda avrebbe presentato una richiesta alla Provincia per farsi riconoscere la pubblica utilità dell’impianto di inerti nel terreno a San Giorgio, richiesta che però è stata negata. (m.l.)

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