Il dolore
«L’indennità del sindaco sia pignorata per un decimo»
PRATO. L’indennità che percepisce il sindaco per la sua attività nell’amministrazione pubblica deve essere vista ed equiparata allo stipendio di un qualsiasi dipendente. E’ questa la tesi difensiva...
PRATO. L’indennità che percepisce il sindaco per la sua attività nell’amministrazione pubblica deve essere vista ed equiparata allo stipendio di un qualsiasi dipendente. E’ questa la tesi difensiva addotta dagli avvocati del sindaco Cenni per evitare il pignoramento totale dell’indennità e riservarla ad un massimo di un quinto della stessa, proprio come avviene per gli stipendi.
La vicenda è quella della richiesta di pignoramento dell’indennità che Roberto Cenni riceve come sindaco di Prato (circa quattromila euro), da parte del commercialista fiorentino Massimo Nuti che vanta un credito di 330mila euro nei confronti della Go-Fin, fallita l’anno scorso, e che può rivalersi su Cenni perché al momento della sua uscita dalla holding aveva firmato una garanzia personale nei confronti del professionista. Il ricorso è stato presentato dall’avvocato Gianni Baldini, legale del primo cittadino, che oltre a chiedere che l’indennità venga presa in considerazione come stipendio, ha chiesto che al primo cittadino venga pignorato solo un decimo della somma e questo perchè quella indennità sarebbe l’unica entrata per la famiglia Cenni che si trova a dover fare i conti anche con il sequestro di tutti i beni da parte del giudice che sta indagando nell’ambito del fallimento della Sasch. Il Tribunale ha rinviato la decisione al prossimo 10 gennaio. E, a proposito della Sasch, scadono la settimana prossima i termini della proroga delle indagini preliminari e la procura, che ha indagato Cenni per bancarotta fraudolenta, dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.
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