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Prato

A caccia di risorse per la “Lenzi Egisto”

A caccia di risorse per la “Lenzi Egisto”

Provincia, Comuni e sindacato mobilitati per scongiurare la chiusura Giorgi: «In gioco non c’è solo un’azienda ma un’idea di tessile»

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PRATO. Su una cosa sono tutti d’accordo: perdere la Lenzi Egisto significa perdere un pezzo di futuro del tessile. E anche la scommessa per il futuro del tessile tecnico. Ed è per questo che, in attesa di conoscere la situazione nel dettaglio, c’è una sostanziale convergenza ad aprire una via istituzionale come chiesto ieri dai sindaci Marchi e Bugetti alla Regione Toscana. Richiesta a cui si sono affiancati anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil con la Provincia di Prato. C’è la convinzione corale che non si può disperdere una realtà fatta di risorse umane, brevetti, ricerca e mercati solo per mancanza di risorse.

Non ha vie di mezzo nell’esprimere la sua posizione la vice presidente Ambra Giorgi. «Il caso Lenzi Egisto non riguarda soltanto la sorte di un’azienda e delle famiglie dei suoi lavoratori, ma l’intero distretto pratese. L’azienda è stata sempre la punta di diamante di una strategia aziendale, condivisa da tutto il distretto, fondata sull’ innovazione e la ricerca. Lo stato di crisi in cui si trova è per me un caso politico, inteso nel senso della condivisione con altre realtà e nello specifico il distretto. La Provincia è sempre stata attenta e vicina alle aziende e ai lavoratori in crisi, a maggior ragione anche questa volta, confermiamo la nostra disponibilità nel cercare insieme nuove strade».

Le ipotesi. Nuove strade del resto ha un solo significato. Trovare le risorse per immettere liquidità e rafforzare il capitale dell’azienda o tentare di riaprire il canale degli istituti di credito attraverso le garanzie di Fidi Toscana. Ma anche - e probabilmente sarà necessario anche se le altre due ipotesi andassero in porto - aprire una mediazione con il consiglio di amministrazione del gruppo Lenzi che, da una parte vede l’amministratore Roberto Fenzi sulla linea di andare avanti.

Tutti uniti. Il ragionamento della vice presidente parte «proprio da una condivisione degli obiettivi strategici; la Provincia ha sempre cercato di sostenere le eccellenze, le imprese che sono state capaci di innovarsi e di diversificare verso un tessile di alta qualità, fra queste c’era anche Lenzi Egisto che con la sua divisione tecnologia ha puntato su prodotti particolari, come il tessuto per i malati di psoriasi e quello per imbrigliare i muri durante il terremoto. Continuo a sostenere le scelte di Fenzi perché sono quelle in cui crediamo da sempre».

La situazione attuale. Il consiglio di amministrazione del Gruppo ha deciso di mettere le cinque aziende che ne fanno parte in liquidazione per poi andare a cessazione in tempi da stabilire. Una decisione arrivata dopo che il piano di salvataggio presentato alle banche prevedeva, nella risposta degli istituti di credito, la partecipazione all’aumento di capitale anche dei soci.

E’ a questo punto che i tre soci hanno assunto posizioni diverse anche alla luce del fatto che già nei mesi scorsi c’era stata un’iniezione di liquidità poi dimostratasi insufficiente. La posizione di non allineamento dei soci ha fatto sì che saltasse anche il piano inizialmente messo a punto con i sindacati e che prevedeva un esubero di personale (35 persone) nelle tre aziende con più di 15 dipendenti con un ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali previsti: cassa integrazione con possibilità di uscire in mobilità.

Piano che si è bloccato per l’evolversi della vicenda. Nei prossimi giorni le trattative dovranno riprendere per capire quali sono i numeri e quali sono le opportunità che si aprono. Intanto oggi pomeriggio il sindacato informerà gli oltre 100 dipendenti della situazione attuale durante le assemblee già programmate da martedì.

Parola a Simoncini. L’assessore regionale nel tardo pomeriggio di ieri era già stato informato del caso Lenzi Egisto e per questa mattina si è impegnato a capire meglio la situazione con i suoi funzionari. Quando ci saranno numeri e dati disponibili la Regione potrà valutare cosa fare. La via più semplice, ma dipenderà dall’indebitamento, è coinvolgere Fidi Toscana ma anche, come già fatto per altre aziende toscane, provare a trovare finanziatori.

Ilenia Reali

Alessandra Agrati

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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