Il Tirreno

Prato

La Provincia c’è ma è senza soldi L’allarme di Gestri

Il riassetto di Prefetture e Questure resta un’incognita: regolamento discusso, mancano i declassamenti

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PRATO. C’è chi esulta, c’è, invece, chi è preoccupato. Anche se la commissione Affari costituzionali del Senato ha archiviato, in via definitiva, il decreto di riordino delle Province, per gli enti che hanno mancato per poco la soppressione o comunque un fortissimo ridimensionamento, la situazione resta critica. Dal punto di vista economico, soprattutto. Talmente tanto da far dire al presidente Lamberto Gestri: «Non potremo chiudere il bilancio perchè si sa già che è in rosso. Bisogna che il governo ci garantisca le risorse, altrimenti saranno i cittadini a pagare un prezzo caro».

Un’altra incognita - che il consiglio dei ministri di ieri non ha sciolto - riguarda il regolamento che taglia prefetture e questure. Il governo ha ribadito la necessità dei presidi unici - stesso edificio per prefetture e questure - su tutto il territorio ma non ha “mappato” i temuti declassamenti. «Il regolamento - spiega il deputato Pd Andrea Lulli - è stato portato in consiglio dei ministri perchè ha una vita propropria a dimostrazione - continua - che si illude chi pensa che non si proceda alla riorganizzazione delle Province. Certo, se ne occuperanno il prossimo governo e il prossimo Parlamento, ma la norme c’è al di là delle proroghe che verranno date». Di opinione diversa il deputato Pdl Riccardo Mazzoni secondo il quale: «C'è da chiedersi come poteva fare il ministro Cancellieri a portare un regolamento che taglia prefetture e questure sulla base di un decreto che non diventerà mai legge dello Stato. Se il governo avesse deciso di procedere ugualmente con i tagli, sarebbe stata una forzatura».

Fase di incertezza profonda. Due, in particolare, le questione irrisolte sulla Provincia: la prima di natura normativa, la seconda di natura economica.

Il ritiro del decreto sul riordino degli enti, ha messo indietro, allo scorso novembre, le lancette dell’iter normativo: questo significa che si è tornati alla legge Salva Italia che, pur non definendo accorpamenti territoriali o criteri, nè tantomeno soppressioni di Province, definiva però alcuni punti fondamentali: il passaggio delle funzioni ai Comuni attraverso le Regioni e l’eliminazione delle giunta per lasciare il posto a un consiglio di 10 persone con un presidente scelto dai consiglieri comunali. Tutto questo avrebbe dovuto accadere entro l’aprile scorso. «Sarà il governo - spiega Mazzoni - a prendere provvedimenti per prorogare di qualche mese, si pensa sei, la vita delle Province. Con ogni probabilità il provvedimento sarà inserito all’interno della legge di stabilità (ex finanziaria ndr) che sarà approvata a breve». Sarà poi compito del prossimo esecutivo “riscrivere” la procedura.

Note dolenti invece sul fronte dei trasferimenti. «Nella legge di Stabilità - spiega il presidente Gestri - sono previsti tagli sulle Province pari a un miliardo 200milioni. Questo significa che alla Provincia di Prato verranno a mancare altri 7 milioni e mezzo». Che si andranno a sommare con agli altri 7 e mezzo bloccati dal patto di stabilità». «Il nostro bilancio di parte corrente - aggiunge Gestri - che è di circa 25 milioni di euro si riduce, così, a 10 milioni 60mila euro. La Provincia ha spese fisse, incomprimibili, come quelle per stipendi e bollette, per 10 milioni 900mila euro. Ecco fatto. Tutto questo - continua - senza poter mettere in campo alcuna risorsa per la città e dovendo bloccare anche gli appalti in corso». Solo un esempio: quello per i lavori sulla 325 è di 12 milioni di euro. «C’è bisogno - conclude Gestri - che il governo ci metta in condizione di poter operare altrimenti non ci saranno soldi nemmeno per pagare il riscaldamento delle scuole». Secondo Lulli il governo ha ben presente la questione. «Con ogni probabilità verrà diminuito di circa la metà (600 milioni) il taglio previsto nella legge di stabilità. Resta il fatto però che le risorse per il riordino complessivo sarebbero state trovate con la riorganizzazione di Prefetture e Questure». Che forse è rimandata.

Grande soddisfazione per la cancellazione «del pessimo decreto» sulle province la esprime il segretario Udc Giovanni Bambagioni.

Cristina Orsini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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