Il Tirreno

Prato

La “Gang del Soccorso” non c’è più: tutti arrestati

La “Gang del Soccorso” non c’è più: tutti arrestati

Quindici giovani sono accusati di aver fatto 20 rapine. Volevano ottenere il controllo del territorio, hanno picchiato un testimone e si vantavano su Fb

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PRATO. Per mesi sono stati il terrore dei cinesi, ma non solo. Una serie infinita di scippi e rapine: per una quindicina di giovani era diventato un vero e proprio lavoro, tanto da guadagnarsi il nome di “Gang del Soccorso”, dal nome del quartiere dove si ritrovano di solito, ma ieri mattina la pacchia è finita quando la squadra mobile di polizia ha eseguito 11 misure cautelari nei confronti di quattro italiani, sei albanesi e un tunisino (due marocchini sono latitanti). Di due minorenni (16 e 17 anni) si occuperà la Procura dei minori.

Le misure firmate dal gip Fantechi su richiesta del sostituto Paolini (9 in carcere, uno ai domiciliari, uno all’obbligo di firma) sono state prese nei confronti di Giacinto Giuliano, 19 anni, Adenis Meta, 21 anni, Alessandro Curto, 22 anni, Ivan Troia, 20 anni, Aldo Ismaili, 20 anni, Aldrin Ramadani, 21 anni, Guido Caliendo, 20 anni, Sebastian Dema, 22 anni, Leonidha Aliaj, 20 anni, Karim Satouri, 23 anni, e Ilir Bardhaj, 21 anni. Due marocchini, come detto, sono sfuggiti alla cattura e probabilmente si trovano nel loro paese d’origine.

Su di loro la squadra mobile lavorava da mesi, da quando cioè era aumentato in maniera esponenziale il numero di scippi, rapine e aggressioni messe a segno dal gruppetto. Una situazione che aveva spinto il presidente della Circoscrizione Centro, Massimo Taiti, a incoraggiare le ronde dei residenti nelle vie del Soccorso, poi a ingaggiare per un mese la vigilanza privata, prima che il prefetto stoppasse l’iniziativa riaffermando la competenza esclusiva delle forze dell’ordine su questo settore. E la polizia non si è fatta pregare, anche perché i ragazzi terribili del Soccorso avevano lanciato un guanto di sfida riempiendo i muri del quartiere di frasi ingiuriose contro gli “sbirri infami” e contro il capo della squadra mobile Francesco Nannucci. Proprio lui ieri mattina ha illustrato i risultati dell’operazione “Sokkorso” (anche questa una firma degli scippatori).

Sarebbe riduttivo classificarli come semplici bulli. Volevano ottenere il controllo del territorio (anche se non ci sono riusciti) e non hanno esitato a dare una punizione esemplare a un residente che aveva assistito a una delle loro rapine e minacciava di denunciarli. Lo hanno aspettato sotto casa e lo hanno riempito di botte.

Non si tratta certo di menti raffinatissime, se è vero che si vantavano su Facebook delle loro imprese, arrivando anche a pubblicare foto della refurtiva. Alcuni di loro era stati accusati in precedenza di aver pestato a sangue un giovane (che ha rischiato di perdere un occhio) durante una partita di calcetto, ma questo episodio non fa parte dell’inchiesta.

La svolta arriva nel maggio dell’anno scorso, quando nel garage di uno della banda vengono trovati tre scooter rubati che vengono usati per le rapine. Al gruppo non viene contestata l’associazione a delinquere, ma è chiaro che c’era un coordinamento. In un’intercettazione telefonica uno del gruppo raccomanda a un altro di rimettere a posto lo scooter perché serve a lui per fare una rapina. In un’altra conversazione un ragazzo dice di essere insieme al padre a cercare lavoro e l’altro lo prende in giro: «Ma sei scemo?».

Non fanno niente dalla mattina alla sera i ragazzi della gang del Soccorso. Spendono tutto quello che guadagnano in telefonini, centri massaggi, cene in compagnia, passaggi dal barbiere. Gli si contesta di aver fatto 20 rapine solo da febbraio a giugno.

Paolo Nencioni

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