Attenzione
Trovato carbonizzato dopo tre giorni
Il mistero di via Perlasca: giovedì notte brucia un camper, ieri sera si accorgono che c’è un morto. Forse era un senza tetto
PRATO. Forse non avrà mai un nome l’uomo il cui cadavere è stato trovato ieri sera, completamente carbonizzato, all’interno di un camper in via Giorgio Perlasca, tra Galciana e Casale, a due passi dalla rotonda di via dei Trebbi.
Un ritrovamento macabro e sorprendente, perché l’incendio che ha completamente distrutto il camper non è di ieri, ma addirittura di giovedì notte. Se n’erano occupate le cronache, pubblicando le foto scattate sul posto dai vigili del fuoco, una delle quali riproponiamo oggi. E sembrava uno dei tanti incendi che scoppiano la notte, spesso accidentali, talvolta conseguenza di atti di vandalismo, quando non sono ritorsioni di cui quasi mai si vengono poi a sapere i motivi e tanto meno gli autori.
Il proprietario del camper abita proprio all’angolo tra via Perlasca e via Bivio di Vergaio. E’ stato lui, ieri poco prima delle 17, ad accorgersi che tra i resti anneriti dell’abitacolo c’era qualcosa che assomigliava a una forma umana. L’uomo ha chiamato la polizia e mezz’ora dopo l’oscurità della strada diperiferia è stata rischiarata dai fari delle volanti e poi dalle fotoelettriche dei vigili del fuoco.
Le indagini sono condotte dal dirigente della squadra mobile di polizia, Francesco Nannucci, che per un paio d’ore ha osservato quello che resta del camper e le eventuali tracce che possano condurre a un’identificazione della vittima. Elementi utili, quasi zero. Non si sa nemmeno con certezza se il cadavere sia di un uomo o di una donna, anche se si propende per la prima ipotesi. Il fuoco si è mangiato tutto.
Il corpo era a faccia in giù sotto al sedile anteriore. Una prima ipotesi della squadra mobile è che possa trattarsi di qualcuno che non ha un tetto sotto al quale dormire e che giovedì sera si è intrufolato nel camper di via Perlasca forzando la portiera o lo sportello posteriore. Poi si sarebbe sviluppato un incendio accidentale (colpa di un mozzicone di sigaretta, di una candela, non della batteria, che era staccata) e a questo punto, col camper riempito di fumo, l’intruso avrebbe cercato scampo verso la parte anteriore. In quel momento potrebbe essere scoppiata la bombola del gas. Il proprietario infatti ha detto di aver sentito un botto intorno alle 2 di giovedì notte. La prima segnalazione ai vigili del fuoco, ricorda il comandante Vincenzo Bennardo che ieri sera ha fatto un sopralluogo, parlava di un capannone in fiamme, perché evidentemente arrivava da un passante che aveva visto la colonna di fumo. Di sicuro quando i pompieri sono arrivati sul posto il camper era avvolto dalle fiamme e dunque bruciava già da un bel po’ (anche a causa dello scoppio della bombola). Possibile che nessuno abbia visto quella figura umana carbonizzata, una volta terminate le fasi di spegnimento? «Possibile - spiega Bennardo, mentre la Croce d’Oro porta via i resti - Abbiamo fatto anche delle foto e non si vede quasi niente. Quando un corpo è sottoposto a certe temperature finisce per fondersi con quello che gli sta intorno, come è successo in questo caso».
Sta di fatto che il cadavere è rimasto nel camper bruciato per quasi tre giorni senza che nessuno se ne accorgesse.
L’ipotesi dell’omicidio è molto remota. Ed è sostenuta da un unico dubbio: come è possibile che l’uomo all’interno del camper non sia riuscito a fuggire prima che l’incendio si estendesse a tutto il mezzo. Forse la spiegazione è proprio lo scoppio della bombola. Qualcosa in più potrebbe dire l’autopsia. Ma il caso di via Perlasca assomiglia molto a quelli che non verranno mai risolti.
NencioniP
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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