Il Tirreno

Prato

«Ho acceso i fornelli e ho sentito un boato»

di Alessandra Agrati
«Ho acceso i fornelli e ho sentito un boato»

Luca Binda ha raccontato a un amico come è avvenuta l’esplosione I vigili del fuoco stanno cercando il punto dove è avvenuta la fuga di gas

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VAIANO. Il giorno dopo l’esplosione il borgo di Grisciavola appare come un fantasma; tutta la zona è stata delimitata con il nastro rosso, la casa crollata posta sotto sequestro per gli accertamenti, intorno solo neve, nebbia e silenzio.

I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per cercare le cause dell’esplosione. «Stiamo ancora tentando di capire da dove sia partita la perdita – spiega il comandante dei vigili del fuoco Vincenzo Bennardo – l’odore di gas è ancora persistente, nonostante siano stati chiusi i contatori. Per il momento non possiamo stabilire se la perdita di gas provenga da una tubatura all'interno delle abitazioni o sia stata causata dalla una falla nella rete esterna».

Oltre a villa Alfani , sicuramente la più danneggiata, il borgo si compone di altre tre abitazioni, quella della famiglia Baldi- Padrini, adiacente all’ antica villa di proprietà di Luca Binda, quella dei coniugi Padrini- Bresci e Padrini- Paoli. Giovedì sera tutte le famiglie sono state allontanate dalla zona, per motivi di sicurezza, ma ieri sera è stato consentito il rientro degli abitanti delle case più lontane dal luogo dell’ esplosione.

«L’area – spiega il maresciallo dei carabinieri di Vaiano Quintino Preite - è stata posta sotto sequestro, procedono gli accertamenti in tutte le abitazioni anche per verificarne la stabilità».

Per ora solo ipotesi sulle cause dell’ esplosione, sembra che l’odore di gas fosse presente da qualche giorno, ieri sul posto c’era anche una squadra di Estragas e dei tecnici che gestiscono il bombolone di Gpl. Un amico che è andato a trovare Luca Binda in ospedale ha riportato il racconto del sessantacinquenne: «Ero uscito in giardino a dare da mangiare al gatto, verso le 20,30 sono rientrato in casa e ho acceso il fornello per scaldarmi la cena, a quel punto è scoppiato l’inferno, mi sono trovato catapultato contro un muro, il fuoco intorno. E’ stato terribile, non riuscivo a rendermi conto di cosa fosse successo».

Al momento la figlia Diletta non era in casa. Poco chiare, invece, le dinamiche in casa Baldi-Padrini, secondo un amico di famiglia il quindicenne si trovava al piano di sopra dell’ abitazione, mentre i genitori erano a quello inferiore, per loro è stato più facile trovare la via di fuga verso l’esterno. Se la bomba è stata innescata nell’ antica villa, non è detto che la causa fosse in quella porzione di casa, che comunque è andata in buona parte distrutta. A guardare la facciata si ha l’impressione di un bombardamento o di un terremoto; i muri sono crollati e la casa è sventrata, anche le stanze ancora protette dalle mura esterne sono devastate, il solaio è crollato, i mobili sono stati spostati dal forte impatto.

Come sempre accade in questi casi, restano impressi gli attimi primi della tragedia; il frigorifero pieno, i preziosi vasi incastrati fra i detriti, il giardino, un tempo vanto della casa, invaso dalle macerie. Il fragore dell’ esplosione è stato comunque fortissimo, tanto da essere sentita anche alla Tignamica, il primo paese che si incontra scendendo dalla stretta strada che conduce al borgo.

«Giovedì sera verso le 20,30 – spiega il gestore del bar pizzeria Era ora – ho sentito un forte boato, ho pensato ad un terremoto, ma le lampade non tremavano, così ho creduto che fosse successo un incidente sulla 325, poi ho visto i mezzi andare verso Grisciavola e ho capito che il problema era lassù. Baldi è un mio cliente, spesso viene in pizzeria anche con il figlio. Solitamente la sera verso le 21 scendeva a prendere il caffè, ma giovedì non è venuto, non ci ho fatto caso, ho pensato che la neve lo avesse dissuaso a scendere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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