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Prato

Il mistero di Giovanna d’Arco

 Il mistero di Giovanna d’Arco

La regista Maria Grazia Cipriani parla dello spettacolo in scena al Fabbricone

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Giovanna d’Arco arriva in teatro, in tutta la sua ambiguità. Sull’eroina francese, morta sul rogo prematuramente all’età di sedici anni, ha lavorato in questi mesi il Teatro del Carretto, che da stasera (ore 21) fino a domenica, sarà in scena al Fabbricone con “Giovanna al rogo” di Maria Grazia Cipriani. Accanto ad Elsa Bossi, nel ruolo della protagonista, ci saranno Nicolò Belliti, Giacomo Vezzani e Andrea Jonathan Bertolai, con Dario Cantarella come voce dell’Inquisizione. Abbiamo fatto qualche domanda alla regista per saperne di più. Su Giovanna d’Arco ci sono fonti storiche come leggende, da dove avete attinto per il personaggio che vedremo in scena? «Lo spettacolo non è una ricostruzione storica. Dal punto di vista drammaturgico ho agito abbastanza in libertà senza prediligere nessuna fonte. La scena è ambientata la notte prima dell’esecuzione, Giovanna è imprigionata da giorni e provata dalle percosse. La drammaturgia è fedele agli atti processuali, ricrea l’ambiente, l’atmosfera, la mentalità del tempo, anche se quello che mi interessava era più il personaggio nella sua ambiguità e nel suo mistero, nella sua universalità». Qual è l’attualità del personaggio e quali sono secondo lei le eresie di cui sono accusate le donne oggi? «Non vorrei forzare sui significati, Giovanna è una donna che soffre, è questa la sua attualità. Credo che oggi uomini e donne siano ancora troppo vittime della fame di potere, c’è troppa violenza gratuita permessa, ci sono troppe morti che potrebbero essere evitate, e forse questa è l’eresia più grande». Elsa Bossi sarà Giovanna in scena, come avete lavorato sul personaggio? «Sono anni che lavoro con Elsa, è molto abile nell’essere visionaria e nel giocare con la fisicità e l’immagine. La Giovanna che mi ero immaginata era così: una ragazzina venuta dai campi, con una visionarietà magnifica, di forte impatto. Stanca, fragile e al contempo coraggiosa, fedele ai suoi principi, timorosa della morte prima di essere giustiziata. Il mistero e la suggestione sono sicuramente due delle chiavi di lettura di questo lavoro: Giovanna potrebbe essersi immaginata tutto, e anche la sua femminilità è frutto di ambiguità. Muore senza mai diventare donna fino in fondo e tutti questi aspetti, Elsa riesce senz’altro a portarli in scena».

Miriam Monteleone

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