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Prato

Fattoria medicea, tolti i sigilli

Fattoria medicea, tolti i sigilli

Arriva il dissequestro dopo 4 anni di inchiesta, ma intanto la società proprietaria è fallita

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PRATO. Il primo proprietario è stato Lorenzo il Magnifico, nel 1477, l’ultimo in ordine di tempo è il commercialista Fabio Tempestini, nominato dal giudice fallimentare lo scorso 18 ottobre, e bisognerà vedere se questo costituisce un epitaffio o l’occasione di un rilancio.

Stiamo parlando della Fattoria medicea delle Cascine di Tavola, un gioiello rinascimentale, almeno fino a quattro anni fa, quando fu sequestrata per ordine della Procura nell’ambito dell’inchiesta che ipotizzava il reato di abuso d’ufficio nei confronti di Fiorella Facchinetti, funzionaria della Soprintendenza ai beni architettonici. Da allora, come ha ricordato giorni fa Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, nessuno di fatto si è più preso cura della Fattoria, che rischia (è un eufemismo) di cadere a pezzi.

Qualcosa però nel frattempo è successo. Intanto la Procura ha ordinato il dissequestro dell’immobile. Per un semplice motivo: è decaduto il permesso a costruire, e dunque non c’è più il timore che qualcuno realizzi abusi edilizi in quella che fu la dimora di Lorenzo. E poi la Fattoria Medicea srl, proprietaria dell’immobile, è stata dichiarata fallita dal giudice delegato, che ha nominato curatore Fabio Tempestini.

Epitaffio o rilancio? Nessuno al momento lo può sapere. Potrebbe essere la parola fine su una storia lunga più di mezzo millennio se nessuno vorrà acquistare l’immobile. Ma potrebbe essere anche un’occasione di rilancio se invece si troveranno i soldi per intervenire, cosa che non è stata fatta negli ultimi anni, tanto che dal tetto scoperchiato acqua e grandine hanno continuato a cadere nelle stanze dei Medici.

L’inchiesta iniziata nel 2008 dal sostituto procuratore Laura Canovai prendeva spunto da un paio di esposti presentati da Legambiente e Italia Nostra. Un paio di anni prima Fattoria Medicea srl aveva acquistato l’immobile da Agrifina (ora il sostituto procuratore Giuseppe Ledda indaga per fatture false milionarie in quella compravendita, ma questa è un’altra storia). L’idea degli investitori era di realizzare una serie di mini-appartamenti di lusso nel grande complesso rinascimentale. Idea affascinante, ma con un piccolo difetto. Secondo la Procura c’era un preciso vincolo che impediva di frazionare la Fattoria per fare gli appartamenti.

Per questo arrivò l’avviso di garanzia alla funzionaria della Soprintendenza (ma non ancora la richiesta di rinvio a giudizio), forse nel momento peggiore, quando il tetto era già scoperchiato. Di fatto da allora il complesso è stato lasciato a se stesso. Dopo l’articolo del Corriere, il sindaco Cenni ha detto che sarebbe bello che la Fattoria tornasse in mani pubbliche (come tornano a chiedere Italia Nostra e Legambiente) e per questo ha chiesto aiuto al presidente della Regione Enrico Rossi. Ma forse è troppo tardi.

Paolo Nencioni

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