Il Tirreno

Prato

Falsi incidenti, chiesto il giudizio per 27 indagati

Inizierà a metà gennaio il processo nei confronti di carrozzieri, periti e medici accusati di aver truffato cinque compagnie assicurative gonfiando i danni

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PRATO. Inizierà il prossimo 15 gennaio il processo nato dall’inchiesta del sostituto procuratore Laura Canovai su quella che quattro anni fa fu definita la “fabbrica degli incidenti”, cioè la presunta truffa alle compagnie assicuratrici da parte di una trentina tra carrozzieri, periti, consulenti, una direttrice di banca, un avvocato e cinque medici. Il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio per 27 indagati, tra cui figura Attilio Della Pietra, titolare della carrozzeria Diamante di Montale, ritenuta dagli investigatori (il nucleo di pg della Finanza presso la Procura) uno snodo fondamentale della presunta truffa.

Il procedimento arriverà in aula a oltre sei anni dall’inizio delle indagini, anche perché ce ne sono voluti tre, di anni, per spulciare la massa di documenti e file elettronici sequestrati dai finanzieri. Alcuni degli indagati sono stati coinvolti solo in un secondo tempo, dopo che cinque medici furono sospesi per due mesi dalla professione e il carrozziere Della Pietra finì ai domiciliari insieme a un perito assicurativo, un consulente di pratiche auto e alla direttrice della filiale di Montale della Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, Monica Calvetti.

Secondo la tesi della Procura questo gruppo variegato di persone avrebbe fabbricato falsi incidenti ritoccando con Photoshop le foto dei sinistri, producendo referti medici gonfiati, facendo riscuotere gli assegni dal carrozziere anziché dal beneficiario.

Il meccanismo si inceppò nel 2006, quando a un automobilista arrivò una richiesta di informazioni, da parte della sua assicurazione, su un incidente che lui non si ricordava di aver fatto.

Secondo calcoli della Procura, nell’inchiesta ci sono circa 500 falsi incidenti. E questo è uno dei motivi che di solito vengono citati per spiegare come mai in provincia di Prato si paghino polizze assicurative molto superiori alla media.

Cinque le compagnie assicurative che sarebbero state truffate da quella che nel 2008 il procuratore capo Piero Tony definì «una banda interdisciplinare di furbi».

Durante le indagini la bancaria Monica Calvetti, accusata di aver consentito l’incasso di assegni a soggetti diversi dai beneficiari, ha collaborato con la Procura, spiegando quello che sapeva. Le assicurazioni, invece, hanno sporto denuncia solo dopo che la guardia di finanza era andata a sequestrare i documenti utili all’inchiesta nelle loro sedi.

Paolo Nencioni

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