Sicurezza
Consiglio, la sinistra “salva” la destra
Sulla delibera per l’edilizia sociale a San Giusto accade l’impensabile, “magnolfini” di traverso, contrario anche il Pd
PRATO. Consiglio comunale a pezzi. Letteralmente. Pdl spaccato in due tronconi, coi due “magnolfiani” uniti a falange, sul voto contrario alle case ad affitto calmierato a San Giusto. Pd diviso, con una drappello di consiglieri che invece di votare escono dall’aula - un po’ prima per per tenere quel certo fari play - decisione che serve al Pdl a non andare “sotto” di brutto. Insomma è accaduto l’impensabile: che l’opposizione, con cinque o sei assenze studiate, ha salvato la coalizione che sostiene Cenni. Anche se, alla fine, qualche perplessità nelle file democratiche emerge sulla decisione di affossare la delibera sull’housing sociale. In aula restano i falchi - sette consiglieri democratici compreso il capogruppo- fuori, a sedere sui divanetti, le “colombe”. Col sindaco Roberto Cenni, evidentemente su di giri, che al termine delle dichiarazioni di voto non se la tiene e sbotta: «Non saprei proprio come giustificare coi cittadini il fatto di aver perso quattro milioni e mezzo della Regione che serviranno a costruire due lotti di case (una quarantina in totale ndr) che andranno a chi ha più bisogno».Tensione vera, ieri in consiglio, con la maggioranza che traballa probabilmente investita dall’onda lunga del terremoto romano su una delibera “all’ultimo tuffo” per partecipare al bando regionale che finanzia le case di edilizia sociale. E con l’opposizione che pare risentire ancora del nervosismo post ballottaggio di lunedì. Alla fine l’ok è netto: viene dato da 18 consiglieri più il sindaco (una parte del Pdl, i due della Lega Toscana, Soldi del gruppo misto e l’Udc) contrari in 9 (il Pd rimasto ai banchi, l’Idv, uno di Fli) e tre astenuti, i “magnolfiani” più il secondo Fli. La fronda si sfalda. «La sensazione è quella di stare sul Titanic» commenta un assessore; «se deve essere sempre così - è l’opinione di un altro - e cioè che si fa più fatica a tenere assieme chi ci appoggia di chi ci è contrario, allora è meglio andare tutti a casa». Per il deputato e coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni, rientrato precipitosamente da Roma: «Questa volta non si può fare finta di niente». Giornata “no”, in casa centrodestra, iniziata con un allarme generale sulla scelta dei tre nuovi sindaci revisori: due in capo al Pdl, uno in capo al Pd. Solo che il Popolo della libertà deve fari conti con il correntone di Gianluca Banchelli e Francesco Innaco, particolarmente agguerrito. Evidentemente non c’è accordo sulle scelte. Alle 15,30 poco prima dell’inizio del consiglio si sparge la voce che il correntone - a voto segreto - avrebbe sostenuto solo un nominativo, il proprio, dei due in capo al centrodestra, buttando a mare la scelta dell’altra parte del partito. Addirittura c’è chi mormora che i “magnolfiani” per spaccare definitivamente il Pdl avrebbero appoggiato il nominativo scelto dal centrosinistra. «Non credo ci sia nulla da spaccare - commenta Banchelli - il Pdl mi pare non esista più. Da ora in poi si valutano le delibere e se piacciano si votano, altrimenti si discute». Situazione rimediata con un dribling del presidente del consiglio (in accordo col Pdl, consapevole il Pd, all’oscuro il correntone) che ritira la delibera - grazie a una legge nazionale che modifica i criteri di nomina dei sindaci revisori - e passa la palla alla Prefettura che attingerà dagli elenchi dei professioni e per sorteggio. Superato il primo ostacolo, ecco il secondo, la delibera sull’housing sociale.
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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