Il Tirreno

Prato

Contro il decifit della politica idee di governo

di Cristina Orsini
Contro il decifit della politica idee di governo

«Non banalizziamo il risultato delle primarie, l’insofferenza va oltre i nomi, tocca il sistema»

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PRATO. Onorevole Antonello Giacomelli lei ha sostenuto Bersani, ha quindi vinto a livello nazionale ma perso nella sua regione e nella sua città.

«A livello nazionale mi pare che il risultato abbia avuto uno scarto importante, superiore alle previsioni. Ma credo che, come anche Renzi ha riconosciuto, siano stati fatti alcuni errori anche negli atteggiamenti dell'ultima settimana, che hanno influito sul risultato. Il dato toscano e più in generale in Emilia, Umbria e Marche, in particolare al primo turno, sembra evidenziare una situazione di disagio, già percepita, e che riguarda queste realtà in particolare».

Le cosiddette regioni rosse. Un voto contro l'apparato?

«L'apparato credo più che altro sia un dato di immagine. Ho visto sostenere Renzi da personaggi che già erano su piazza quando noi eravamo alle medie. E devo dire che mi incuriosiscono parecchio quei dirigenti che, qualunque ruolo ricoprano, affibbiano sempre agli altri il titolo di apparato. Penso piuttosto che in Toscana ci sia un forte ritardo da parte del gruppo dirigente, un ritardo che ci vede tutti responsabili. Conseguentemente dobbiamo tutti impegnarci nel comprendere le trasformazioni e i cambiamenti che stanno avvenendo, per produrre politiche nuove».

Un voto contro chi, allora?

«Il messaggio di queste primarie non va banalizzato o ridotto alla ricerca di qualcuno a cui passare il cerino. C’è un’insofferenza che va oltre i nomi e che riguarda un sistema nel suo complesso. Non basta sostituire le persone su base generazionale: i segretari di Prato, Firenze e Pistoia hanno 70 anni in tre. Serve una riflessione che cambi in profondità il modo di leggere la società adeguandone il progetto di governo».

Renzi tutto questo pare averlo capito.

«Si è presentato come una risposta innovativa rispetto a quelle tradizionali. Ha dato l’idea di una concezione più moderna della realtà, meno legata a schemi ideologici che si avvertono come superati e se non di avere, almeno di cercare, risposte innovative. Insomma come una scommessa che merita fare».

Chiede un cambio di passo?

«Si è iniziato a fare nel momento in cui il Pd ha dimostrato di non aver timore ad affrontare la sfiducia della gente. E' un buon inizio ma non è sufficiente. Il punto ulteriore è avere capacità di dare risposte all'altezza delle domande nuove e della situazione drammatica che viviamo».

Partendo da dove, in Toscana?

«In Toscana sono crollati da tempo i capisaldi su cui si reggeva un modello economico e sociale: i Comuni non hanno più le risorse per garantire un welfare diffuso, è scomparsa ogni presenza del credito legata al territorio, la cooperazione vive una crisi profonda, il sistema delle piccole imprese e dei distretti è il più esposto alla crisi. Com’è pensabile che noi non modifichiamo profondamente la nostra politica»?

Deluso dal risultato elettorale di Prato?

«No. E', appunto, dalle amministrative del 2009 che dico che occorre un analisi approfondita. D'altro canto Prato è l' epicentro delle trasformazioni che la crisi provoca e di conseguenza è più forte la domanda di una politica nuova nella sostanza, nelle azioni e non nell'immagine».

A chi spetta il compito?

«Spetta a chi sente la politica come una funzione di rappresentanza e non a chi gioca a posizionamenti tattici. Da troppo tempo le attività di partito sono rivolte molto più alle modalità di selezione del gruppo dirigente che non a affrontare il merito di scelte di governo».

Che giudizio dà della classe dirigente di Prato?

«Ho la sensazione che ci sia un forte smarrimento che non si ferma alla politica ma investe anche il settore dell'economia e le realtà sociali. Ho la sensazione che non si riesca a trovare riposte all'altezza, condivise. E qua e là affiori la tentazione di salvarsi da soli».

Secondo lei da cosa nasce?

«Nasce da una realtà troppo abituata a un’ economia che girava da sola e che per lunghi anni ha pensato che la funzione di governo fosse un accessorio. Nel momento in cui la crisi, che ha radici diffuse, non solo locali, ha morso il sistema, improvvisamente ci si è resi conto che le scelte non fatte, i problemi non affrontati, i segnali sottovalutati non erano dettagli. E' chiaro che ora occorre una capacità straordinaria di affrontare problemi. Soprattutto non è rinchiudendosi che si risolvono. E' un atteggiamento contrario, credo, alla "pratesità". Non è la palla grossa che ci aiuterà ma il coraggio della sfida, dell'inventiva e del misurarsi tenacemente con realtà contrarie. Questa è la pratesità e sono convinto sia meglio interpretata da don Santino che da Milone.».

Torniamo al risultato del ballottaggio. C'è la convinzione che la vittoria di Renzi sia stata inquinata dai voti di destra. Ne è convinto anche lei?

«Non so, ma non credo ci sia stata un'azione organizzata di un centrodestra che ha già difficoltà a organizzare se stesso. Però non posso escludere una quota di elettori non nostri. Io, però, darei un'interpretazione diversa e cioè che oggi il Pd è l'unico soggetto a cui un cittadino-elettore può rivolgersi e trasmettere le proprie ansie e domande. Dobbiamo vivere questo come una grande opportunità».

Che ne dice delle primarie sui parlamentari?

«Lo trovo un punto su cui non c'è gran bisogno di discussione visto che l'assemblea nazionale del luglio scorso ha votato all'unanimità il fatto che la scelta del candidato debba avvenire, in assenza della modifica della legge elettorale, con una larga partecipazione. Trovo però che sia sbagliato immaginare che questo possa essere la sola risposta che bisogna dare. Come se la partecipazione periodica alle primarie esaurisse le attese. A Prato, prima di tutto, c'è da decidere come far ripartire la fase di sviluppo e quali scelte di governo aiutino il rilancio del lavoro e della ricchezza . E non solo: c’è bisogno di capire certe forme estreme di paura, come quella della diversità e degli stranieri che è il contrario della disponibilità all' accoglienza e della capacità di integrazione tipica della città».

L'istituzione della città metropolitana può dare risposte al cambiamento?

«Al netto dei dubbi che ho avuto sul percorso fatto a strappi, attraverso decreti e non con riforme organiche come chiedeva il Pd, non credo che la nuova istituzione possa avere proprietà salvifiche ma che possa offrire risorse e prerogative che per Prato sono ossigeno. E’ un vestito istituzionale che, certo, darà poteri e risorse ma niente potrà sostituire la nostra responsabilità di pensare progetti, fare scelte, individuare priorità. Non sopporto gli atteggiamenti conservatori: cosa abbiamo da conservare questo grande declino? Proviamo, invece, a costruire un modello nuovo per la nostra comunità».

Il centrodestra le direbbe che non si costruisce eliminando servizi essenziali dal territorio.

«Siamo impegnati a conservare a Prato i servizi, una battaglia che è importante condividere. Ho però la sensazione che il centrodestra pensi sia sufficiente mantenere le sedi dei servizi a Prato per garantire il processo di sviluppo. Non è così. C'è bisogno di idee di governo. Mi permetta una citazione: "nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare". Ancora meno, dico io, se il marinaio ha paura di affrontare il mare aperto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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