Sicurezza
Condannato il pedofilo per i rapporti col ragazzo
Per il giudice fu induzione alla prostituzione: quattro anni al cinquantenne che rischiò di essere linciato dalla gente delle case popolari di via da Quarata
PRATO. Quattro anni di reclusione per induzione alla prostituzione minorile. Questa la condanna comminata al cinquantenne di Iolo che l’anno scorso rischiò il linciaggio da parte di una folla inferocita che lo accusava di aver avuto rapporti con un quindicenne.
Ora quell’accusa è stata ritenuta fondata dal giudice fiorentino Silvia Cipriani, davanti al quale si è celebrato il processo con rito abbreviato. Il pubblico ministero Lastrucci aveva chiesto una condanna a sei anni. Il giudice si è fermato a quattro ma in sostanza l’impianto accusatorio ha retto alla prova del processo e la difesa, rappresentata da Massimiliano Tesi, è intenzionata a presentare appello.
I fatti dai quali è scaturito il processo risalgono al 29 giugno 2011, quando una folla di alcune decine di persone si radunò davanti a uno dei condomini della case popolari di via Andrea da Quarata, a Iolo. Sulle prime non si capì che cosa stava succedendo, ma poi emerse una storia terribile. Iresidenti delle case popolari avevano raccolto la voce che il cinquantenne avesse violentato un quindicenne che abita nel palazzo davanti al suo. Erano stati gli stessi familiari del ragazzino a confermare i sospetti della gente.
Quello del 29 giugno fu un pomeriggio letteralmente infuocato (qualcuno tirò pure una bottiglia incendiaria) e la rabbia di chi voleva giustizia sommaria si placò solo col calare delle tenebre, quando la polizia riuscì a portare via di nascosto il cinquantenne, travestito da vigile del fuoco.
Nei giorni seguenti, e anche in Tribunale, la storia è stata raccontata in maniera un po’ diversa. Non fu una violenza sessuale, ma un’induzione alla prostituzione minorile (almeno per la sentenza di primo grado). Il cinquantenne, cioè, si era invaghito del ragazzino e avrebbe avuto rapporti sessuali in cambio di soldi e regali.
Da quel giorno vive con la famiglia in una località protetta e nessuno, per fortuna, è mai riuscito a sapere dove si trovi.
La sua versione dei fatti è ancora diversa. Dice di non aver pagato il quindicenne per avere i suoi favori, ma che si trattava di semplici regali.
L’imputato è stato sottoposto a una perizia psichiatrica, dalla quale è risultato che è capace di intendere e di volere, ma la stessa perizia afferma che l’uomo ha un deficit cognitivo, come era emerso in un altro processo.
Per le 17 persone che volevano aggredirlo è stato chiesto il rinvio a giudizio.
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