La manifestazione
Questura, Prefettura e vigili del fuoco a rischio chiusura
Il Governo taglia i comandi nelle province “soppresse” Previsti dei presidi ma solo in condizioni particolari
Dopo la doccia fredda del riordino delle province e dell’accorpamento con Firenze nella città metropolitana è in arrivo per Prato (e a onor del vero ne è una conseguenza) un’altra doccia fredda.
Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha già presentato ai sindacati romani una bozza di decreto che prevede il taglio di Questure, Prefetture, comandi dei vigili del fuoco e della Guardia di Finanza nelle province “soppresse”. Una prima tranche a cui potrebbero seguire altri tagli degli altri ministeri, come per i carabinieri e le sedi Inps e delle Agenzie delle entrate.
Il decreto elaborato dal ministero dell’interno intanto vive di vita propria (e potrebbe essere approvato prima) ma è comunque strettamente collegato alla riorganizzazione delle province. «Ed infatti - spiega Fabrizio Gorelli della funzione pubblica della Cgil - prevede una riorganizzazione su base provinciale. La bozza di regolamento dice che i tagli riguardano tutte le province soppresse e possono essere lasciati dei presidi sul territorio se ci sono tre caratteristiche eccezionali: fenomeni delittuosi riferibili alla criminalità organizzata tali da incedere sulle condizioni di legalità e sicurezza del territorio, la sussistenza di livelli di rischio derivanti da vulnerabilità del territorio dal punto di vista ambientale, una situazione di particolare squilibrio e disagio sociale ed economico. Tre ipotesi che è comprensibile dicono tutto e niente e comunque anche questa istituzione di presidi andrebbe valutata nel metodo».
Prato quindi è a rischio? Sicuramente sì in quanto provincia destinata ad entrare nella città metropolitana mentre è difficile capire se potrà contare sul presidio dal momento che è stato fissato un limite di 18 e che comunque tutte le città potrebbero dire di avere le condizioni previste. Se per criminalità organizzata si intende la presenza è ovvio che Prato ce l’ha ma se si intente che i consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose non è questo il caso. Va ricordato infatti che la cosiddetta mafia cinese dal punto di vista formale non esiste e ci si limita a criminalità semplice.
Per quanto riguarda le condizioni è ovvio che c’è un elevato tasso di disoccupazione ma non si sa cosa esattamente si intenda per disparità sociale. «Si tratta di temi - commenta il segretario della funzione pubblica Giovanni Iorio - che è evidente non possano essere affrontati con un decreto fatto da un burocrate senza entrare nel vivo delle situazioni».
Anche perché partendo dal presupposto che a Prato venisse riconosciuto il presidio comunque ci sarebbero enormi difficoltà. Primo perché corrisponderebbe comunque una riduzione degli organici per cui i sindacati delle forze dell’ordine si sono già opposti e, anche se questo non accadesse, potrebbero crearsi difficoltà nella gestione accorpata del territorio.
Insomma comunque si guardi sarà un guaio difficile da gestire. Per i vigili del fuoco, ad esempio, è evidente che non si possa evitare di lasciare una caserma sul territorio quindi è di difficile comprensione quale possa essere il risparmio. In tutta Italia c’è preoccupazione e attenzione all’argomento e proprio per il timore di “rivolte” prima dell’approvazione il Governo non avrebbe comunicato alle prefetture l’elenco delle strutture da tagliare e in quali città invece sono previsti dei presidi.Potrebbero però in caso di selezione direttamente dal governo tornare comodo l’inserimento di Prato nei protocolli sulla sicurezza e nella lista delle città in crisi già siglati.
Ilenia Reali
Altro servizio a pagina 9
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
