Sicurezza
Sotto la tonaca batte un cuore rossonero
A tu per tu con monsignor Agostinelli: dalla passione calcistica al viaggio in Bolivia nel paese dove fu ucciso Che Guevara
PRATO. E’ uno di quei tifosi milanisti che a distanza di 22 anni possono dire: «Io c’ero. Alla finale di Champions League di Vienna vinta dal Milan per 1-0 (gol di Rijkaard al 67°), contro il Benfica io c’ero». Chi l’avrebbe mai detto che sotto l’abito talare del nuovo vescovo di Prato, Franco Agostinelli, battesse un cuore rossonero? «A me il calcio piace - ha confessato (ieri ruoli invertiti tra il pastore e i giornalisti pratesi) - appena ho un po’ di tempo lo seguo in televisione. A Grosseto il presidente Camilli mi aveva regalato un abbonamento ma purtroppo sono andato a vederlo solo una volta». Del Prato calcio non sa nulla, chiede informazioni. Non esclude di poter andare a seguirlo: «Ma se poi perde danno la colpa a me» obietta, ma i giornalisti presenti lo rassicurano: «Guardi monsignore che i tifosi biancazzurri a veder perdere il Prato ci sono abituati».
L’incontro a tavola, nel ristorante Opera 22, è una miniera di sorprese su di un vescovo che Prato imparerà presto ad apprezzare per la sua schiettezza.
Agitatore di idee. E’ stato per quasi undici anni vescovo di Grosseto, e mezzo cuore gli è rimasto là. «Una volta - racconta - ho fatto un intervento nel quale invitavo i grossetani a svegliarsi e ad uscire dal loro torpore. Ne sono scaturiti interventi del mondo politico, economico e culturale. Al termine ne è nato un convegno che si è tenuto nell’aula magna dell’università. Ho tirato, insomma, un sasso in piccionaia». E l’effetto c’è già stato.
Una parola, un titolo. Ad ascoltare il vescovo Agostinelli prudono le dita: c’è voglia di avere davanti una tastiera per cominciare a scrivere. Tante le sue osservazioni e gli stimoli che meriterebbero un titolo. Come quando, per sottolineare l’importanza dell’informazione, commenta: «I mezzi di comunicazione sono un pulpito più importante della chiesa dove il sacerdote spesso si rivolge a pochi fedeli. Stampa, televisione, internet, arrivano a milioni di persone. A voi chiedo di non appiattirvi, di difendere le proprie idee e di essere culturalmente onesti ,senza preconcetti: il potere cerca di rubarvi il cervello. Dite sempre che cosa pensate senza avere paura dei padroni».
Immigrazione. «L’integrazione è un problema serio, non possiamo dire che non ci riguarda: dobbiamo evitare il muro contro muro. Il mio auspicio è che Prato possa diventare il laboratorio della società futura. Il ruolo della Chiesa è quello di stare tra la gente, di “educare”, nel significato di evangelizzare. Si tratta di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria: occorre comprenderli, ascoltarli e vedere le ricchezze culturali che portano. In certi casi, come i cinesi che provengono da una delle regioni più povere, abbiamo bisogno di maggiore comprensione. Non hanno mezzo economici e a volte anche culturali. Ammiro i frati minori che si aggirano a Chinatown, esponendosi anche al ridicolo (i giullari di Dio). E’ l’esempio da seguire - prosegue il vescovo - per questo il mio ideale è quello di vedere i parroci uscire dalle chiese per stare tra la gente».
Giovani e politica. «La politica è un’arte nobile - sostiene il vescovo - fare politica vuol dire interessarsi della Polis. Non possiamo demandare agli altri il nostro destino. Ai giovani che frequentano le nostre associazioni raccomanderò di impegnarsi dove vogliono ma di impegnarsi. La disaffezione dalla politica è un peccato da combattere».
Giovani e lavoro. A chi gli fa presente che la disoccupazione giovanile in Italia è arrivata al 36% il vescovo replica: «Se i giovani non hanno futuro, le famiglie non si formano più ed è la stessa nostra nazione a non avere un futuro».
Che Guevara. Detto che l’assenza del consigliere Auzzi alla seduta di giovedì, quando il vescovo si è presentato al consiglio comunale, non ha scosso più di tanto monsignor Agostinelli il nuovo presule pratese ha riaffermato il suo pensiero. «Credo di essere stato l’unico vescovo a visitare in Bolivia il luogo dove è stato ucciso Che Guevara. Sono convinto che il Che sia stato tradito dal partito comunista boliviano. E’ stato un uomo che ha avuto il coraggio di morire per l’ideale in cui credeva. Ho detto che era un martire: sono pronto a ripeterlo. L’ideale può anche essere giudicato sbagliato, ma giù il cappello davanti ad uomini così. Che Guevara avrebbe potuto restare a Cuba, purtroppo è arrivato in Bolivia nel periodo sbagliato, quando si era appena concretizzata la riforma agraria con la consegna delle terre ai contadini». Martire il Che, ma di fronte ad un fascista ucciso? «Merita rispetto chiunque muoia per le idee in cui crede».
«La “colpa” è di Simoni». E’ stato il vescovo Gastone Simoni a perorare l’arrivo di monsignor Agostinelli a Prato. «Ci conosciamo da tanti anni e lui mi aveva chiesto già un anno e mezzo fa se fossi interessato. Ha convinto gli altri confratelli e alla fine la scelta è caduta su di me. Insomma, è “colpa” sua se sono qui».
Diocesi in rosso. «Qualche problema di bilancio la Diocesi di Prato ce l’avrà - riconosce il vescovo - ma chi non ce l’ha oggi? Sono sicuro che ce la faremo».
Ostensione ridotta. Domenica scorsa l’ostensione del Sacro cingolo («però, l’era pesa», ha commentato il vescovo) è avvenuta soltanto una volta anzichè tre. «Vorrà dire che ne farò cinque a Natale» ha chiosato il vescovo Agostinelli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
