Attenzione
Morire di ecstasy, dura condanna
Dieci anni allo spacciatore pratese che vendette le pasticche a una ragazza
LUCCA. Una sentenza choc. La prima in Toscana che condanna a 10 anni e mezzo di reclusione due giovani spacciatori che cedendo delle pasticche di ecstasy a una studentessa di 19 anni ne provocarono la morte. Alle 8,30 del 25 gennaio 2009 nella Mini Cooper parcheggiata fuori dal circolo «l’Impero» ad Altopascio esalava l’ultimo respiro Emma Pardi, 19 anni, studentessa di Pieve S. Stefano con un talento innato per la musica. Per il giudice monocratico Letizia Di Grazia ad ucciderla furono tre pastiglie della sostanza allucinogena vendute alla ragazza e al suo fidanzato (anche lui ne acquistò tre) da Daniele Abbate, 31 anni, di Prato e da Daniele Pavone, 27 anni, di Genova. Nei loro confronti il giudice ha cumulato le pene: sei anni e sei mesi per lo spaccio di droga (ipotesi più grave), quattro anni per la morte come conseguenza di altro delitto (ipotesi più lieve). Oltre alla multa di 5mila euro. I due imputati non erano in aula al momento della lettura del dispositivo. Un comportamento processuale che può aver pesato anche sulle pene accessorie come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Una sentenza che rappresenta un monito nei confronti dei venditori di morte. Anche se forse in Appello le pene saranno ridotte in base al vincolo della continuazione dei reati.
Decisivo per arrivare all’individuazione dei due spacciatori - oltre alla testimonianza di una pr del locale after hour - un’immagine sul sito del dancing «L’Impero» che raffigurava un ragazzo con una maglia a righe e un tatuaggio particolare. Individuato da Davide Michelini, il ragazzo di Emma, come uno degli spacciatori. Quel giovane era Daniele Abbate e nell’abitazione della fidanzata venne trovata quella maglietta. Un indizio fondamentale unito alle intercettazioni e ai racconti dei frequentatori del locale. Il giudice ha stabilito un risarcimento provvisionale di 300mila euro per la mamma di Emma: Jenny Tommasi. (l.t.)
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