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Prato, si vive meglio Servizi e imprese valgono il 37° posto

di Giovanna Mezzana
Prato, si vive meglio Servizi e imprese valgono il 37° posto

Solo nell’ultimo anno recuperate 12 posizioni in classifica Ma il Sole 24 ore sentenzia: non siamo portati al risparmio

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PRATO. È un risultato clamoroso: Prato recupera 12 posizioni nella classifica con cui Il Sole 24 ore ogni anno misura la qualità della vita delle città, e sale al 35° - su 107 province italiane - dal 47° a cui si era fermata nell'edizione 2011. Stando al dato - nel 2010 la città era al 68° posto, ha scalato 33 posizioni in due anni - bisognerebbe parlare di una ripresa scoppiettante su tutta la linea, ma gli addetti ai lavori sono cauti; è probabile che l'indicatore che misura le performance dei territori sia sensibile alle piccole oscillazioni: un breve passo in avanti può apparire come un salto olimpionico. C'è da aggiungere che sino agli inizi del 2000 Prato occupava la parte nobile della classifica, quella alta, e l'ultima ascesa non basta a tornare agli antichi splendori. Una tendenza è, però, certa: le variabili economiche hanno contributo al buon esito.

L'indagine. La ricerca si articola su sei settori: tenore di vita; affari e lavoro; servizi, ambiente e salute; popolazione; ordine pubblico; tempo libero; ciascun settore viene analizzato in base a degli indicatori, ed è proprio dal "comportamento" di essi che si evincono aspetti che vanno al di là del mero posizionamento in classifica.

Mondo impresa. Emerge chiaramente che Prato conserva il fermento imprenditoriale che l'ha sempre contraddistinta: è al quinto posto per spirito d'iniziativa e si guadagna la medaglia d'oro per l'alto tasso di imprenditoria giovanile; mantiene la forte propensione a fare impresa e dimostra la capacità di immettere nel circuito le giovani leve. «Chi opera in ambiti tradizionali subisce gli effetti della crisi - commenta il sindaco Roberto Cenni - ma non sta con il fazzoletto in mano ad asciugarsi le lacrime: reagisce. E questo spirito è la più grande ricchezza che la nostra comunità possegga. È un segnale di incoraggiamento per tutti i pratesi, che io ringrazio e invito a non cedere».

Un distretto che cambia. Nel 2010-2011 il distretto tessile pratese ha messo a segno un buon risultato: nella classifica l'export, in rapporto al Prodotto interno lordo, si colloca infatti al 29° posto in Italia. Segno che il processo di selezione non è stato indolore, ma che le imprese sopravvissute sono quelle che sanno innovare e internazionalizzarsi. «È un distretto che sta reinventandosi - considera Andrea Cavicchi alla guida di Confindustria Prato -. La produzione si sta spostando a valle, cambia il tipo di imprenditoria, per lo più giovane e straniera; contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sopravvive e vince l'impresa medio-piccola: gli imprenditori stanno investendo maggiormente pur con fatturati più contenuti; Prato ha subito una forte contrazione ma sta resistendo».

Alti consumi, basso risparmio. Veniamo agli aspetti negativi. I pratesi spendono più di quanto risparmino: 30° posto nel Belpaese per ricchezza prodotta, ma 52° quando si tratta di accantonare risorse. La tenuta dei consumi va a discapito del risparmio, e un territorio che non risparmia mette un'ipoteca sul proprio futuro. Bassi in classifica, in 84a posizione, anche per capacità di onorare i prestiti.

Disoccupazione e formazione. Il peso di chi ha perso il lavoro si fa sentire: Prato è al 49° posto per tasso di disoccupazione. Ma il peggior dato, secondo solo a quello sull'ordine pubblico, è relativo al tasso dei laureati: posizione 101, in fondo alla classifica; testimonia che Prato è ancora ferma al modello del Nord Est - si studia quanto basta e si va in produzione - ma all'imprenditore d'oggi è richiesto un percorso formativo non recuperabile con la sola esperienza.

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