Proteste
«Nessuno sconfitto, ha vinto il Pd»
La segretaria: «Ho lasciato piena libertà di scelta nel voto»
PRATO. «Ha perso l’apparato? Ma l’apparato non esiste più. Il muro di Berlino è caduto nel 1999. Io per prima ho lasciato, e non è un mistero per nessuno, la più totale libertà di scelta su chi votare alle primarie. Parla di sconfitta dell’apparato chi ha voglia di fare della demagogia». Ilaria Bugetti non è per nulla sorpresa della vittoria di Renzi su Bersani.
Perchè?
«Lo avevamo capito dal numero e dal tipo dell’affluenza, dal fatto che la campagna di Renzi in Toscana è stata martellante e dal fatto che si è trattato di un voto di opinione che ha seguito dinamiche tutte nazionli, trascinato soprattutto dai media televisivi».
Bugetti è in difficoltà, si sente sconfessata?
«Ma perché? A Prato ha vinto il Pd e cioè tutti noi. Voglio ricordare che non si è trattato di un congresso. Il dato vero è se alle politiche di primavera il Pd che qui a Prato ha aumentato del 65% i votanti rispetto alle primarie 2009 per il segretario nazionale, confermerà il risultato. Magari l’elettorato di centrodestra confermasse la propria delusione verso Cenni e verso Berlusconi con voto al centrosinistra».
Per lei il risultato di Renzi a Prato è stato provocato dal voto di destra e da quello critico del centrosinistra che ha punito il sostegno a Monti del Pd. Avete bisogno di cercare un nemico per giustificare il risultato evitando il “mea culpa”?
«Assolutamente no. Il risultato ha ragioni articolate e complesse. Con le primarie noi chiediamo alla gente di esprimersi per decidere insieme il futuro, garantendo, come è stato fatto dalla mia segreteria in questi due anni, composta da giovani di grande valore, un rinnovamento serio anche se lento e faticoso. Che non ho alcuna intenzione di lasciare in mano a Renzi che pur tuttavia giudico una risorsa ma inadatto, in questa fase, a guidare un Paese così tanto in difficoltà».
I “bersaniani” del Pd di Prato hanno sbagliato o no?
«L’ho già detto, ho lasciato libertà di scelta. Non ci sono stati sbagli ma un dire ciò che si pensa». (c.o.)
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