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Il 118 sul piede di guerra «No alla centrale unica»

Il 118 sul piede di guerra «No alla centrale unica»

Medici e operatori si oppongono con forza all’ipotesi di trasferimento a Firenze «E’ una perdita di tempo e ci vorranno anni prima di ammortizzare i costi»

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PRATO. La centrale operativa del 118 presto verrà trasferita a Firenze, questa è la preoccupazione maggiore che sta alla base della minaccia di sciopero indetto dai medici del centro operativo dell’emergenza.

«Purtroppo ai cittadini - spiegano gli operatori - non è stato illustrato con sufficiente chiarezza come verrà ridisegnata la nuova sanità regionale».

Con il loro aiuto cerchiamo di capire quali saranno le maggiori difficoltà. La prima è propria la creazione di una centrale unica.

«Tutte le altre Asl - chiariscono - hanno cercato di mantenere la propria autonomia contrastando l’idea di una centrale di area vasta che comprenda Pistoia, Empoli, Prato e Firenze, da noi invece si è accelerato il processo».

Una scelta che implica la sede nel capoluogo dove gli operatori hanno poca dimestichezza con il territorio di Prato. «Probabilmente - spiegano i medici - L’operatore poi girerà la chiamata sulle ambulanze delle associazioni di volontariato, ma il passaggio implica una perdita di tempo prezioso».

Inefficienza, ma anche spreco, all’ interno di una norma voluta con l’obiettivo opposto. «Bisognerà realizzare una nuova sede più grande - chiariscono gli operatori del 118 - e questo avrà un costo molto alto a cui si aggiunge la costruzione di una seconda sede da utilizzare in caso di problemi alla centrale. Prima di ammortizzare i costi passeranno anni». L’altra norma che creerà problemi è l’impiego esclusivo di volontari addetti ai defibrillatori. «L’utilizzo di questo strumento – spiegano i dottori – riguarda il 2% dei casi, il resto abbraccia patologie molto più complesse che possono essere risolte soltanto dai medici. I volontari al massimo potranno portare il paziente al pronto soccorso, creando di fatto un sovraffollamento».

La proposta della Regione tende anche a sottovalutare il lavoro fatto dal 118. «Siamo in pratica la prima linea operativa, facciamo in alcuni casi il lavoro dei medici di famiglia e quello della guardia medica. Il nostro operato è prezioso e delicato, anche i termini economici; siamo i soli a poter decidere se un paziente può non essere ricoverato in ospedale, scelta che per l’azienda implica un risparmio notevole».

A proposito di guardia medica, l’idea è di abolirla durante la notte e nei giorni festivi (in questo caso sopperiranno i medici di famiglia attraverso la creazione di poliambulatori attivi, a Prato, 12 ore al giorno). «In pratica ci chiedono di lavorare di più – concludono i medici – con meno risorse a disposizione, una situazione a dir poco assurda dove i primi a farne le spese sono gli stessi cittadini».

In questo quadro complesso si inserisce anche la nuova gestione dell’ ospedale che privilegerà soltanto le patologie iperacute.

«L’idea - precisano i dottori - è valida, ma è necessario riuscire a creare questa rete in modo veloce ed efficiente, altrimenti si rischia di appesantire, ancora una volta l’intento sistema».

La protesta degli operatori del 118, ovviamente, ha anche un risvolto economico. «Aumenta la mole di lavoro, ma lo stipendio resta uguale, forse i tagli si potevano fare in modo più oculato, per fortuna a Prato soltanto due medici potrebbero rischiare il posto di lavoro».

Alessandra Agrati

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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