Il Tirreno

Prato

IL SINDACO VINCE IN ANTICIPO

di ANTONIO VALENTINI

di ANTONIO VALENTINI Si è capito subito che la musica era cambiata, assetati come siamo di varianti al desolante spartito offerto dalla politica italiana negli ultimi tempi. E diversamente non...

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di ANTONIO VALENTINI

Si è capito subito che la musica era cambiata, assetati come siamo di varianti al desolante spartito offerto dalla politica italiana negli ultimi tempi. E diversamente non potrebbe essere, visto che per una volta i numeri offrono uno spaccato di verità e non solo la sua interpretazione: alle 17 aveva votato quasi il dieci per cento degli abitanti di Prato e provincia, soglia percentuale ampiamente superata alla chiusura dei seggi, quando la contabilità si è fermata a quota 23726. D'accordo, è meno di quanto si registrò per Prodi nel 2005, quando ci fu un plebiscito e il totalizzatore si fermò solo dopo aver raggiunto quota 27308, ma di per sé è un segnale forte, soprattutto perché giunge nel momento in cui gli squilli dell'antipolitica si sentono di più. Da sole le primarie di ieri non bastano a sentenziare che il partito del non voto esce ridimensionato, tuttavia attestano che l'antipolitica non ha assorbito del tutto la voglia di fare politica, vista la gente a votare e le code alle sezioni di Coiano, Viaccia, Tintori o al Circolo I Maggio, che attualizzano l'antica equazione tra partecipazione e libertà, mai oscurata da blog e social network.

Lo scontro è stato vero e, al di là dell’aplomb mostrato dai contendenti nel gelido confronto all’americana, ha finito per contagiare tutto il popolo del centrosinistra, che pur di votare ha zigzagato tra registrazioni ufficiali, pre-registrazioni on-line, albi degli elettori, finendo in bellezza col numero insufficiente dei seggi. Se l’immagine non fosse scontata, illusoria e pericolosa, vista l’alta densità d’inciampi intoppi e procedure, verrebbe da dire che il voto pesa più di quanto appare.

Perché a livello nazionale le primarie abbiano un senso compiuto, bisognerà aspettare il ballottaggio. Il risultato a Prato e provincia, tuttavia, fin da queste ore è di una chiarezza disarmante: Matteo Renzi ha prevalso largamente su Pierluigi Bersani, distanziando di gran lunga Nichi Vendola. La vittoria del sindaco di Firenze era quasi scontata. Imprevedibile semmai è la percentuale, l’ampio distacco tra i suoi voti e quelli di Bersani, che di certo andrà a incidere nel peso delle componenti in ambito Pd. E benché le primarie non siano un congresso, l’effetto che produrranno sarà una politica anziché un’altra. E in effetti l’idea che anima Bersani, l’usato sicuro, è un centro sinistra ulivista, con il Pd baricentro di un’alleanza dall’Udc a Vendola. Quella di Renzi, il nuovo per il quale la casa madre non garantisce, è incentrata su un Pd (quasi) autosufficiente, capace però di drenare voti a destra.

In tal senso gli scenari per Prato, dopo la sconfitta del centrosinistra che si materializzò nell’avvento di Cenni, si prospettano più appassionanti di sempre. Le amministrative avranno luogo nel 2014, ma fin dalle prossime settimane si prefigureranno strategie e alleanze. E visti i risultati di ieri, il centrosinistra che vuol tornare alla guida di Prato dovrà essere consapevole che i propri elettori lo terranno d’occhio più di prima, ora che hanno mostrato di voler trasformare il voto di protesta in una proposta reale per la città e per l’Italia.

@amvalentini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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