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Prato

Cinese risulta irreperibile e gira in Porsche Cayman

Cinese risulta irreperibile e gira in Porsche Cayman

La polizia municipale ha sequestrato l’auto di lusso perché la confezionista aveva dato due falsi indirizzi, prima in Comune e poi alla Camera di commercio

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PRATO. Una donna cinese di 50 anni è stata denunciata per falso dalla polizia municipale, che le ha sequestrato una Porsche Cayman. Da tempo la municipale teneva d'occhio la donna cinese, dichiarata irreperibile da più di due anni dal comune del nord dove aveva richiesto la residenza, ma che era riuscita ad acquistare in leasing una lussuosa Porsche Cayman bianca, con interni in pelle pregiata. Venerdì pomeriggio due agenti che stavano andando al lavoro hanno notato l'auto circolare sulla Declassata nei pressi del casello di Prato Ovest. L'auto, condotta dalla nipote della proprietaria, è stata seguita mentre gli agenti richiedevano l'intervento dei colleghi per intercettare il veicolo, che infine è stato fermato da una pattuglia. Veicolo, conducente e passeggero sono stati scortati per gli accertamenti di rito al Comando di piazza Macelli, raggiunti poco dopo dalla locataria della Porsche, W.X. cittadina cinese di 50 anni, a cui è stato contestato il reato di falso per aver autocertificato una residenza a Prato del tutto inesistente, al fine di consentire l'immatricolazione.

Interrogando gli archivi del PRA e della Motorizzazione, infatti, l'auto risultava intestata alla donna, ma ad un indirizzo di Prato in cui lei non aveva mai acquisito la residenza, diventando così impossibile il rintraccio per la notifica di infrazioni al codice della strada, che per qualsiasi altro motivo si avesse necessità di trovare il proprietario. Anche la Camera di commercio, dove la cittadina cinese aveva registrato una ditta denunciando la residenza fittizia, stava tentando di rintracciarla. Il bolide è stato sequestrato e trasportato in depositeria, in attesa della cancellazione dei dati fasulli dagli archivi nazionali dei veicoli.

«La proprietaria dell’auto - commenta l’assessore Milone - aveva una ditta di confezioni, chiusa dopo i soliti due anni con la solita tecnica del "mordi e fuggi" e con un reddito da "pensione sociale", e alla Camera di commercio aveva dato il solito indirizzo falso. E’ un problema che andrebbe affrontato in sede legislativa perchè il metodo dell'autocertificazione può provocare danni irreparabili».

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