Il Tirreno

Prato

Il marito distrugge l’auto, «paghi la moglie»

Il giudice dà ragione alla carrozzeria. La donna diceva che il coniuge aveva falsificato la sua firma

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PRATO. Il marito fa un incidente con la Rover della moglie e la distrugge, porta la vettura in carrozzeria, ma al momento di pagare, la moglie si rifiuta. Dice che il marito ha dato alla carrozzeria un’autorizzazione alla riparazione falsificando la firma della donna. Ne nasce una causa civile, che alla fine condanna la proprietaria dell’auto a pagare non solo il danno all’auto, ma anche le spese legali.

E’ una causa civile recentemente decisa dal giudice onorario Giovanna Massetani, causa intentata dalla signora L.C. contro la carrozzeria Zini & Morbidi Group.

I fatti risalgono a qualche anno fa. L’incidente stradale è del 14 dicembre 2005: una Rover praticamente distrutta. Il conducente, marito della proprietaria, se la cava con poco ma la macchina è quasi da buttare. L’uomo la fa portare alla Zini & Morbidi che gli dà una vettura di cortesia. Nei giorni successivi si ripresenta in officina e consegna un’autorizzazione firmata dalla moglie che dà il via libera alla riparazione. Si presume che in quell’occasione si sia parlato anche di un preventivo. Sta di fatto che quando, nel giugno del 2006, la Zini & Morbidi presenta una fattura per 9.960 euro, la proprietaria dell’auto non ne vuol sapere di pagare. Sostiene che l’autorizzazione presentata dal marito era sostanzialmente fasulla, cioè che la sua firma, quella della moglie, era stata falsificata dall’uomo. La carrozzeria insiste, ma non c’è niente da fare. E la Rover aggiustata non viene riconsegnata alla proprietaria. La carrozzeria, insomma, esercita il “diritto di ritenzione” in caso di un mancato pagamento.

Per contro, la proprietaria dell’auto fa causa alla Zini & Morbidi. La causa, come spesso accade, si trascina fino ai giorni nostri e viene decisa a favore della Zini & Morbidi. Anche perché nel frattempo è stata chiamata a testimoniare una dipendente della carrozzeria, che racconta un fatto nuovo. Il giorno dopo che il marito era andato a restituire l’auto di cortesia, la proprietaria dell’auto si sarebbe presentata in carrozzeria e avrebbe dato l’autorizzazione alla riparazione, informandosi anche sui tempi di consegna. Invece nella denuncia querela contro Zini & Morbidi aveva scritto che il marito è «un buon conoscente dei titolari della carrozzeria» e per questo temeva che si fosse messo d’accordo con loro ai danni della moglie. Oltre alla riparazione, ora la donna dovrà pagare anche 2.327 euro di spese legali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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