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Prato

Formaggio a km zero Un casaro a Vaiano per prodotti “doc”

di Alessandra Agrati
Formaggio a km zero Un casaro a Vaiano per prodotti “doc”

L’investimento è della famiglia Pieragnoli della Foresta chiesto il finanziamento a Fidi Toscana più di un anno fa

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VAIANO. Sergio Pieragnoli, imprenditore dell’agro alimentare, torna a fare il casaro investendo in un caseificio che raccoglierà il latte di tutta la Val di Bisenzio. «Due mesi fa ho acquistato i locali a Vaiano in via Buricchi accanto alla nuova sede della Coop, avevo anche ordinato i macchinari ma ho bloccato l’acquisto in attesa che arrivi il finanziamento di FidiToscana». La richiesta è stata fatta più di un anno fa a nome della figlia Daniela, nell’ ambito dei progetti dedicati ai giovani imprenditori, ma ad oggi nessuna risposta. «Abbiamo già speso una cifra da capogiro per la documentazione- spiega l’imprenditore – ma siamo bloccati, eppure se arrivassero, i finanziamenti potremmo essere operativi in poco tempo».

Pieragnoli guiderà la fase di start-up del caseificio che poi sarà gestito da Daniela.

«L’idea è di mia figlia che ha voluto rivitalizzare un’attività che avevamo negli anni ‘80 alla Foresta e che abbiamo chiuso perché allora non era remunerativa, tutto ruotava intorno al tessile».

Oggi l’attenzione verso la filiera corta e lavorazioni territoriali è molto alta, come del resto i costi di avviamento: l’investimento è di 150 mila euro per una produzione abbastanza modesta, ogni giorno si lavoreranno 20 quintali di latte di capra e di mucca, destinati alla produzione di formaggi freschi, comprese le mozzarelle.

«La nostra idea – continua Pieragnoli – è di vendere direttamente all’interno del caseificio, per questo abbiamo scelto una posizione centrale e baricentrica, probabilmente commerceremo i prodotti con il marchio Caseificio Val di Bisenzio». Da anni in vallata si parla di realizzare una struttura che lavori e commercializzi il formaggio a Km 0: tra le ipotesi anche quella di una gestione dell’Unione dei Comuni, che però è naufragata. «In realtà – precisa l’imprenditore – gli enti territoriali non ci hanno aiutato molto, anzi abbiamo portato avanti da soli questo iter, mi avrebbe fatto piacere invece una maggiore presenza delle istituzioni». Il progetto, infatti, riguarda l’intera vallata e coinvolge anche i numerosi pastori sparsi in tutto il territorio. «L’attività, se riusciremo a partite – conclude Pieragnoli – sarà esclusivamente a carattere familiare, insegnerò il mestiere a mia figlia che poi gestirà il caseificio da sola». Una filiera corta del formaggio potrebbe essere un’ occasione anche per il rilancio del turismo enogastronomico della vallata, naturalmente è necessario trovare l’accordo economico con i pastori e organizzare una rete efficiente per il ritiro del latte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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