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Prato

Vivere con meno di 500 euro

Vivere con meno di 500 euro

Le pensioni dei pratesi secondo i dati Inps. Quasi dodicimila i più poveri

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PRATO. Generazione mille euro, quella dei giovani lavoratori alle prese con la crisi. Ma non solo. Anche in vecchiaia, la meta dei mille euro per molti resta un miraggio: oltre la metà dei pensionati (25.325) della provincia di Prato percepisce una pensione inferiore al migliaio di euro. Si tratta di oltre 25mila persone che si possono suddividere in due categorie: i più poveri, che vivono con una pensione da fame (sono quasi 12mila gli assegni di importo inferiore ai 500 euro mensili) e i meno poveri (poco più di 13mila) che possono contare su pensioni tra i 500 e i 999 euro al mese.

E’ la fotografia scattata dall’osservatorio nazionale sulle pensioni dell’Inps che proprio ieri ha reso noto il bilancio sociale 2011. I dati a livello locale sono in linea con quelli nazionali: il 52% dei pensionati italiani – si legge nel bilancio - riceve una pensione di anzianità senza godere di altri trattamenti pensionistici, mentre il 10% e il 5% sono titolari, rispettivamente, di sole pensioni ai supersiti e invalidità previdenziale.

C’è poi un ulteriore 11% che percepisce unicamente pensioni di natura assistenziale e un altro 22 %, che cumula 2 o più prestazioni assistenziali. Anche nella distribuzione per classi di importo, oltre la metà dei pensionati (52%) incassa redditi pensionistici inferiori ai mille euro: una percentuale inferiore a quella provinciale che si attesta invece intorno al 54%.

Se si prende in considerazione l’area di residenza, si rileva che il reddito pensionistico medio lordo mensile (risultante dalla somma di tutti i redditi mensili sia di natura previdenziale che assistenziale) erogato dall’Inps nel corso del 2011 agli anziani del centro Italia, è di 804,07 euro mensili; vale a dire, trecento euro in meno rispetto alla media nazionale (1.131 euro al mese). Ci sono poi delle differenze di genere. A parità di anzianità gli uomini pratesi hanno un trattamento medio migliore di quello riservato alle donne (1.154,45 euro mensili contro 623, 74 euro); la stessa differenza si registra nei redditi pensionistici di vecchiaia (1.343 euro medi mensili per gli uomini, poco più di 707 per le donne) e per gli assegni di invalidità (i maschi percepiscono 811,40 euro medi mensili e le donne appena 515,90). Al 1° gennaio 2012, risultano percepite dalle signore solo 21.323 pensioni di anzianità a fronte 25.156 analoghi assegni erogati agli uomini.

La forbice è addirittura maggiore se si guarda a tutto il territorio nazionale (750mila le pensioni di anzianità percepite dalle donne contro i 3 milioni di assegni intestati a uomini) . Il bilancio dell’istituto previdenziale segnala inoltre una contrazione rispetto all’anno precedente delle domande di pensionamento di vecchiaia e anzianità a seguito dell’introduzione della “finestra mobile”, che prevede uno slittamento di dodici e 18 mesi della decorrenza della pensione.

Barbara Burzi

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