Proteste
Dai banchi alla ditta in proprio
Il percorso dei giovani orientali quando finiscono gli anni degli studi
PRATO. Obiettivo: mettere radici a Prato, magari lanciandosi in un'attività imprenditoriale dopo una breve parentesi fra i banchi di scuola. E qualche ex studente cinese che con i libri non andava proprio d’accordo ha deciso di farlo, vivendo e lavorando ancora in questa città a distanza di un bel po' di tempo. Asel, in collaborazione con l’Osservatorio scolastico provinciale, si è preoccupata di “tracciare” il futuro dei ragazzi cinesi, veri e propri casi di dispersione scolastica: sono coloro che hanno mollato gli studi tra la prima e la seconda superiore. E che fanno adesso, a distanza di sei anni? Su un campione formato da ottanta ragazzi “dispersi” scolasticamente fra il 2004 e il 2006 (per lo più ex studenti degli istituti Datini e Dagomari), il 56% risulta ancora vivere a Prato: il 47% di quegli ottanta che avevano abbandonato gli studi risulta nell’anagrafe della Provincia con un regolare contratto di lavoro da dipendente, mentre il 9% ha messo in piedi una ditta individuale. «Il fatto che a distanza di sei anni la maggioranza di questi ragazzi sia ancora a Prato la dice lunga sulle prospettive di vita future delle generazioni più giovani, magari arrivate qui in passato al seguito delle loro famiglie per motivi di lavoro», sottolinea Paolo Sambo di Asel. Il ricercatore ha partecipato alla tavola rotonda di ieri mattina a palazzo Banci Buonamici che ha preso spunto dalle interviste realizzate a margine dell’indagine curata da Ires Toscana. Sei le testimonianze di imprenditori cinesi (che hanno chiesto di rimanere nell’anonimato) che fanno meglio luce sulle dinamiche di mobilità dei lavoratori cinesi. «Molte aziende chiudono ma le altre rilevano i cinesi espulsi», si legge tra le testimonianze. (m.l.)
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