«Mi chiamo Chen» Indagine dell’Ires sui cinesi a Prato
Quanti sono i lavoratori cinesi nella provincia di Prato? Dove lavorano, con quali contratti e quanto rimangono? Sono queste le domande a cui cerca di rispondere la prima indagine scientifica di...
Quanti sono i lavoratori cinesi nella provincia di Prato? Dove lavorano, con quali contratti e quanto rimangono?
Sono queste le domande a cui cerca di rispondere la prima indagine scientifica di questo genere mai compiuta sul territorio provinciale.
La ricerca "Mi chiamo Chen e lavoro a Prato", redatta da Ires Toscana, sarà presentata domani a palazzo Buonamici con un convegno aperto dalla vice presidente della Provincia di Prato, Ambra Giorgi.
Dal lavoro dei ricercatori Ires sui dati dell'anagrafe del lavoro 2008-2012 emergono aspetti interessanti.
Anzitutto la grande mobilità dei lavoratori cinesi, solo una minoranza di quelli passati per il mercato pratese sono attualmente occupati, magari dopo più avviamenti in aziende diverse.
E solo il 20 per cento, circa 2.500 persone, risulta stabile e rappresenta quindi lo “zoccolo duro” del lavoro cinese a Prato.
Al convegno (sala ovale dalle ore 9), coordinato da Marco Bellandi dell'Università di Firenze, partecipano Vinicio Biagi della Regione Toscana, Andrea Valzania dell'Università di Firenze, Giancarlo Maffei, esperto in relazioni internazionali, Wang Liping imprenditore e vicepresidente Cna Prato, Paolo Sambo ricercatore Asel e rappresentanti delle forze socio-economiche.
A presentare il lavoro di Ires Franco Bortolotti e Fabio Boscherini, mentre Marco Biggeri dell'Università di Firenze interviene con "L'altra faccia della medaglia: un primo sguardo sulla Cina".
Tutti gli interessati sono invitati a partecipare al convegno.
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