Il Tirreno

Prato

Denuncia la casa di cura per la morte del padre

di Alessandra Agrati
Denuncia la casa di cura per la morte del padre

Accuse a una struttura di Fiesole: «Non l’hanno seguito come dovevano» Fatta l’autopsia, ma gli esiti non sono ancora noti: «Ditemi almeno il perché»

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PRATO. Chiede chiarezza sulla cause della morte del padre. Massimo Vannoni ha sporto una querela per omicidio colposo nei confronti della casa di cura Poggio Sereno di Fiesole, dove era stato trasportato il babbo Giorgio, 86 anni, dopo un periodo di ricovero a Careggi in seguito a un ictus: «Mio padre è morto il 23 giugno scorso, sono passati cinque mesi e sto aspettando il risultato dell’autopsia e una comunicazione ufficiale da parte della procura di Firenze sull’accoglimento o meno del mio esposto. Ho deciso di rendere pubblica la vicenda per evitare ad altre famiglie il dolore di vedere morire un proprio caro come è morto il mio».

Massimo è residente a Cantagallo e ha depositato la sua denuncia alla caserma dei carabinieri di Vernio il 25 giugno, mettendo nero su bianco tutte le presunte negligenze di cui, secondo lui, è stato vittima il padre durante la degenza alla casa di cura Poggio Sereno: «Dapprima è stato ricoverato a Careggi nel reparto di neurologia – spiega –. La situazione è apparsa subito grave, ma nel giro di qualche giorno ci sono stati dei sensibili miglioramenti, che però secondo me non giustificavano la dimissione. La questione è stata affrontata con i medici che comunque hanno deciso, a nostra insaputa, di trasferirlo presso la struttura di Fiesole. L’impressione è che avessero fretta di liberare un letto, per questo nella denuncia cito anche il reparto ospedaliero di Firenze». Il trasferimento da una struttura all’altra è avvenuto i primi di giugno. «Quando sono arrivato a Careggi – racconta Vannoni – ho trovato il letto di mio padre vuoto e, dopo varie ricerche, ho scoperto che era stato trasferito a Poggio Sereno, dove mi sono precipitato immediatamente. Appena arrivato sono rimasto allibito: c’erano due reparti, uno sopra all’altro con solo due infermieri e quando serviva più personale, ne chiudevano uno. Lo sostengo anche nella denuncia: i pazienti venivano abbandonati a se stessi. Infatti una volta mio padre era immerso nelle proprie feci, io ho cercato di pulirlo come potevo».

Vannoni nella sua denuncia cita anche un medico della struttura “Poggio Sereno” perché, secondo la ricostruzione fornita ai carabinieri «dopo circa due o tre giorni la situazione era nuovamente peggiorata… Il medico minimizzava il problema rassicurandoci sulle condizioni di salute. In particolare al medico io stesso dicevo che sentivo mio padre respirare male. Questi mi riferiva di averlo visitato e di non avere riscontrato alcun problema ai polmoni».

Per questa ragione la famiglia Vannoni aveva chiesto il trasferimento in un’altra struttura, che è stato concesso il 21 giugno. Nuova destinazione: Villa le Terme. «Dopo due giorni mio padre è morto, ho subito sospettato che fosse perché non è stato curato bene. Infatti, aveva un enfisema polmonare, ma quando è arrivato a Villa le Terme la situazione era ormai compromessa, probabilmente se fosse stato trasferito prima si sarebbe salvato. Ho chiesto immediatamente l’autopsia, ma la data mi è stata comunicata quando l’esame necroscopico era già avvenuto e quindi non ho potuto rivolgermi a un perito di parte. Sono ancora ad aspettare i risultati: non so per certo il motivo del decesso. Intanto vedo che la struttura continua a restare aperta».

A.A.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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