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Il nemico dei correntisti è il fido si paga anche quando non si usa
I depositi dei pratesi aumentano ma non si può dire che sono più ricchi nonostante la crisi I conti correnti sono in calo. Ecco come scegliere quello più adatto e quali spese tenere d’occhio
PRATO. Se a dirlo non fosse la Banca d’Italia, non ci crederemmo: la crisi continua a mordere, eppure a Prato e provincia aumenta il valore dei depositi, cioè di tutti gli strumenti di pronta liquidità – conti correnti, assegni circolari, buoni fruttiferi , ad esempio – che le banche offrono. I pratesi risparmiano di più? Sono più ricchi? È un’illusione.
Conti correnti in calo. Consultando la base informativa pubblica on line di Banca d’Italia si scopre che, ad agosto 2012 e rispetto all’anno precedente, i depositi dei pratesi sono aumentati del 4,3%, per un valore complessivo di 2 miliardi e 887 milioni di euro. Il valore del denaro depositato sui conti correnti, strumento diffusissimo di deposito, continua però a diminuire: significa che i pratesi hanno impegnato i risparmi con tattiche più redditizie.
Il pressing delle banche. Gli spot televisivi sui prodotti di “risparmio a scadenza” – se non tocchi il tuo risparmio sino alla data x, ti dò interessi y – danno i loro frutti. A Prato, come del resto in Toscana, la tendenza è di preferirli ai Btp “classici”, che danno tassi di interesse buoni del 4,9% circa, ma decennali. Chi ha somme da investire vuole ormai fare cassa il prima possibile: anziché lasciarli sul conto corrente – che dà rendimenti da fame dello 0,5% circa – sposta il risparmio su questi prodotti che, a fronte di un rendimento inferiore (tra il 2,5% e il 4%) rispetto ai Btp, di buono hanno che la manna arriva prima. Il risultato è che i depositi aumentano, ma non per merito dell’andamento dei conti correnti.
Scegliere un c/c. Non tutti dispongono di soldi da vincolare: la stragrande maggioranza tiene le riserve sul classico conto: trovarne uno che assicuri il contenimento delle spese fisse è una necessità. A livello di offerta, le banche si prodigano: tutte dispongono di conti correnti leggeri sul versante dei costi. A cinque banche – la Popolare di Vicenza, la Cr di Firenze, Montepaschi, Unicredit e la Bcc Area Pratese – che hanno una presenza capillare sul territorio, abbiamo chiesto di illustrarci la loro migliore offerta (vedi tabella) in termini di economicità ma allo stesso tempo di completezza. Almeno due sono le voci di costo fisse: 34,20 euro di imposta di bollo (che incide sempre, a meno che la giacenza media annua sul conto non sia inferiore a 5mila euro); e il canone annuo, non previsto solo da “Conto corrente privati” della Bcc Area Pratese; se si verificano certe condizioni, però, tutte e quattro gli altri istituti prevedono che possa essere ridotto, dimezzato o addirittura azzerato come nel caso del “Semprepiù risparmio” della Popolare di Vicenza. In alcuni casi, vengono eliminate le spese annue di liquidazione: vedi “Super Genius” di Unicredit. Le banche usano la stessa impalcatura: c’è un canone annuo, che assicura una gamma di servizi, spesso componibile, entro certi limiti, dal cliente. La miglior offerta è sempre quella più aderente alle nostre necessità: se il conto è uno per tutta la famiglia, cerchiamo un prodotto valido sotto il profilo dell’operatività (quanti pagamenti, bonifici, assegni sono inclusi nel costo del canone).
Per i giovani. Tutte le banche si sforzano di dare condizioni vantaggiose agli under26: per loro “Conto Facile” della banca Cr Firenze azzera il canone. I conti correnti che colgono le peculiarità di un territorio sono ormai una rarità, con qualche eccezione: pensando alla comunità cinese, “Conto Italiano Senza Frontiere” di Montepaschi dà vantaggi per la gestione delle rimesse verso l’estero.
Le condizioni peggiorano. Non c’è però offerta vantaggiosa che vi salvi se rimanete invischiati nelle commissioni dovute dal cliente alla banca: dal 1° ottobre il Circ (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) ha introdotto alcune novità che colpiscono come una tagliola.
Il fido. Ad esempio, il fido: lo pagherete anche senza usarlo perché la banca, ormai, vuole essere remunerata per il semplice fatto che ve l’ha concesso; l’uso di un fido di 5mila euro per soli 30 giorni nell’arco di un anno costerà da 140 euro a 170 euro. Attenzione, più di prima, ad andare in rosso: arriva la “commissione d’istruttoria veloce”, nuova voce che opera sia sullo scoperto di conto (non avete disponibilità per far fronte a un pagamento), sia nel caso in cui abbiate un fido e usciate dalla somma accordata, ed è salatissima; non viene applicata solo se si va in rosso per non più di 500 euro e sino ad un massimo di 7 giorni consecutivi.
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