Il Tirreno

Prato

Una spedizione punitiva l’irruzione al “Rodari”

Una spedizione punitiva l’irruzione al “Rodari”

Il retroscena dell’incredibile episodio avvenuto giovedì mattina nella scuola Il fidanzato di un’alunna ce l’aveva con uno dei rappresentanti di classe

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PRATO. Se fosse per il preside Mario Di Carlo, in una circostanza del genere il silenzio sarebbe prezioso. Ma ieri mattina, fra i corridoi del liceo di scienze umane “Rodari”, in via Galcianese, era tutto un rincorrersi di voci fra insegnanti, docenti, alunni e collaboratori scolastici. L’irruzione di un gruppo di ragazzi nell’istituto, fino a spingersi in un’aula durante la lezione di italiano dove è stato offeso uno studente straniero, episodio di cui abbiamo dato notizia ieri, non capita tutti i giorni e anche per questo è stata sporta denuncia prima ai carabinieri e poi alla polizia.

Nel primo pomeriggio di giovedì, il dirigente scolastico interpellato al telefono era ancora all’oscuro della triste vicenda a sfondo razzista che ha toccato un bambino di origine magrebina del secondo anno, additato malamente (“Ce l’ho con quello macchiato”, queste le parole esatte) da uno dei bulli della comitiva entrato in classe mentre la professoressa Tamara Pecchioli stava tenendo la sua lezione d’italiano.

«Confermo quanto accaduto, ma torno a escludere che siano stati studenti del Marconi», ribadisce Di Carlo che guida anche la reggenza dell’altro istituto di via Galcianese e quindi è a conoscenza delle mosse dei suoi studenti. In realtà, stando a informazioni più dettagliate trapelate da alcuni insegnanti, l’incursione di giovedì mattina sarebbe stata una vera e propria spedizione punitiva avente come “bersaglio” il bambino straniero offeso con quella frase razzista, in virtù del suo ruolo di rappresentante di classe.

Il bullo entrato in aula durante l’ora di italiano, presumibilmente proveniente da uno degli istituti del polo scolastico di via di Reggiana, sarebbe infatti il fidanzatino di un’alunna di quella classe che si era lamentata con lui per lo spostamento dall’ultimo al primo banco. E il ragazzo dell’altra scuola si sarebbe vendicato così con uno dei rappresentanti di classe.

Risalendo fino al secondo piano dell’edificio, comunque, ha dimostrato di sapersi muovere a colpo sicuro, insieme agli altri compagni di branco.

Questo è il punto. Com’è possibile che chiunque possa aggirarsi indisturbatamente all'interno di un istituto durante l'orario di lezione? La porta del retro da cui si sono intrufolati i ragazzi è quella riservata agli insegnanti ed è l'unica che rimane quasi sempre aperta.

«Non possiamo essere dei carabinieri - osserva Di Carlo - Con tutte le entrate che abbiamo, ci vorrebbero 200 bidelli in questo istituto. Confermo l’episodio dell’offesa razzista all'alunno ma davvero tutto si è svolto nell’arco di un minuto e mezzo. Con la stessa velocità con cui sono entrati, quei ragazzini si sono poi dileguati. I carabinieri e la polizia, arrivati sul posto a distanza di un’ora gli uni dagli altri, faranno le loro indagini. Non mi pare il caso di alimentare questa storia per non turbare la serenità nella scuola, tanto che oggi (ieri, ndr) il ragazzino che ha subìto l’offesa è rientrato tranquillamente in classe».

La Digos sta tenendo d’occhio anche un’altra situazione di tensione all’Istituto Dagomari di via di Reggiana, dove nei giorni scorsi si sono affrontati un gruppetto di studenti italiani contro uno di studenti cinesi. A farne le spese è stato un giovanissimo orientale, trovato sanguinante sul posto. E ora si teme che possa esserci un “secondo round” tra i due gruppetti.

Maria Lardara

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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