Sicurezza
Silli choc sul web: poche le botte a chi protesta
Il commento dell’assessore su Twitter provoca una valanga di proteste ma lui insiste: rivendico quello che ho scritto, anch’io sono stato manganellato
PRATO. Non aspira ad avere la stessa eco ottenuta dal sindaco Cenni dopo l’intervista nei bagni del Comune, ma anche la sortita dell’assessore all’Integrazione Giorgio Silli è destinata, nel suo piccolo, a “bucare lo schermo”. Intanto ha “bucato” il web, provocando una valanga di critiche e pesanti offese.
Che cosa ha fatto Silli? All’ora di pranzo ha acceso la tv, ha visto un servizio sugli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in alcune delle città dove sfilavano i cortei promossi da Cobas e Cgil contro i tagli del governo e non ha resistito. Su twitter ha cinguettato il seguente commento: «Vedo il Tg1 e penso che la Polizia, ai manifestanti, in certi casi, gliene da (sic) sempre troppo poche».
Apriti cielo. Il tweet di Silli è stato ripreso, tra gli altri, dal sito nocensura.com sulla propria pagina di Facebook e ha fatto il giro d’Italia e non solo, con oltre duemila condivisioni e più di mille commenti, nella stragrande maggioranza di condanna delle parole dell’assessore. L’epiteto più “gentile” è stato «fascista», mentre sulla stessa pagina scorrevano le immagini di manifestanti insanguinati dopo gli scontri con le forze dell’ordine.
Una valanga di critiche che si sono sfogate quasi interamente sul web, mentre dal centrosinistra, almeno ufficialmente, non sono arrivati commenti. Solo il circolo Formiche rosse di Rifondazione comunista ha chiesto le dimissioni dell’assessore.
Che però non ha alcuna intenzione di rimangiarsi quello che ha scritto. Anzi.
«Rivendico quello che ho scritto, parola per parola - spiega Silli al telefono - Manifestare è un sacrosanto diritto, ma non in questa maniera. Ho davanti l’Ansa e sembra un bollettino di guerra, con più di un poliziotto ferito negli scontri. Gente a cui viene spaccata la testa per 1.200 euro al mese».
Molti politici però ci avrebbero pensato due volte prima di scrivere certe cose.
«Il compito di un politico è rappresentare certi sentimenti - spiega Silli - Io ho preso una posizione e sono convinto che non si deve tacere per convenienza politica. Sarebbe da ipocriti. Aggiungo che quando le forze dell’ordine sbagliano, in questo paese, vengono perseguite, ma io francamente ne ho le scatole piene di quelli che fanno le pulci alle forze dell’ordine».
Alcuni dei commenti alla sua uscita (seguita poi da un più moderato «Sì a manifestare il proprio dissenso, sì alla democrazia. No alla violenza») lo accusano di essere un figlio di papà che non si è mai trovato davanti a un celerino armato di manganello, e lui ha già la risposta pronta: «Vi voglio raccontare una cosa. Quando sei un bambino e disubbidisci alla mamma prendi uno schiaffo. Io ha preso anche le manganellate. Ero giovane, andavo in trasferta a vedere il Prato e una volta ebbi a che fare con una poliziotta, le detti della “sceriffa” e quella mi dette una manganellata sul polpaccio. Col senno di poi dico che fece bene, perché avevo sbagliato».
Ironia della sorte, venti anni dopo lo stesso Silli si sarebbe trovato in giunta con un assessore ribattezzato “sceriffo” per la sua battaglia contro i cinesi (Aldo Milone). Lui invece da domani rischia di essere chiamato l’assessore “celerino”, ma probabilmente non gli dispiacerà.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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