Finanza
Minacce di morte tra fratelli
Fornaio a giudizio per un biglietto e un coltello piantato nella porta
PRATO. «Le cartucce le volete da passerotto o da cinghiale? Marco, cerca di non esserci, altrimenti sono c... tuoi». Questo biglietto, trovato il 28 marzo del 2010 da Marco Cheli all’interno del suo panificio di via Fiorentina, ha fatto andare sotto processo il fratello di Marco, Massimo Cheli, ora accusato di minacce aggravate e omessa custodia di un paio di fucili da caccia. Minacce aggravate perché i carabinieri, chiamati da Marco Cheli, trovarono anche un coltello piantato su una porta del lanificio, sopra la scritta «vi ammazzo tutti».
Se n’è parlato ieri davanti al giudice monocratico Carmen Napolitano nel processo a carico di Massimo Cheli, difeso da Giovanni Renna e titolare insieme al fratello del panificio.
Fu Marco Cheli, ha raccontato un maresciallo dei carabinieri, a chiedere l’intervento dell’Arma dopo aver trovato le scritte minacciose nel panificio. Sembra che all’origine della lite tra i due fratelli ci fosse un credito non riscosso nei confronti di un cliente. I carabinieri fecero un sopralluogo nella ditta e poi andarono a trovare il fratello arrabbiato, anche perché l’altro aveva detto che Massimo teneva in casa due fucili da caccia, regolarmente denunciati.
Il maresciallo ha riferito di aver trovato Massimo Cheli in stato di forte agitazione e di averlo poi convinto a consegnare i fucili, che erano tenuti in soffitta insieme a sette cartucce calibro 24.
Per l’omessa custodia delle armi (trovate avvolte in un lenzuolo) l’imputato ha già manifestato l’intenzione di pagare un’oblazione, mentre per le minacce il processo va avanti, anche se manca la querela del fratello. Si tratta infatti di minacce aggravate, un reato per il quale la Procura può procedere d’ufficio. La sentenza è attesa per il mese di febbraio.
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