Risarcita di 300mila euro ma nel frattempo è morta
Per il Comune debiti fuori bilancio per quasi un milione di euro e cause perse che risalgono persino a cinque legislature fa. La più datata è del 1986
PRATO. Per il Comune è una botta secca, una specie di patrimoniale a cui viene assoggettato l'ente senza che una norma o una finanziaria lo preveda. Dovrà sborsare ben 920 mila euro per debiti fuori bilancio, vale a dire per cause legali perse in sede di Corte d'appello.
L'uscita della ricchezza dall'erario comunale, dunque, costituisce una patrimoniale che il Comune si è autoinflitto stoicamente non stancandosi di avere sempre torto. Frutto di un accumulo, nel tempo, passando per due Repubbliche e per almeno 5 sindaci. Ieri mattina la commissione bilancio ha dato il via libera alla liquidazione delle condanne, attingendo all'avanzo d'amministrazione del 2011. Col taglio dei trasferimenti statali e, conseguentemente, con la sempre maggiore esiguità di risorse nei forzieri di palazzo comunale, di questa penalità la giunta Cenni ne avrebbe fatto volentieri a meno. A dire la verità gli stessi interessanti avrebbero preferito non gravare proprio sugli equilibri finanziari del 2012. Se non altro per una banale ragione di tempo. Erano i primi anni del 2000, quando, Antonio e Lorenzo Cipriani e Maria Rosselli si videro espropriare terreni sui quali insisteva un'azienda agricola, per ultimare due lotti della tangenziale Ovest. Anni di procedimento, strascichi giudiziari e alla fine la stangata per l'ente: sanzione da 184 mila euro, ridotta a 141 mila grazie alla copertura parziale fornita dalla garanzia bancaria con Cassa Depositi e Prestiti. Cifra totale composta da indennità per l'espropriazione e per l'occupazione temporanea, che nel frattempo aveva causato un bel danno all'azienda agricola di famiglia. Col risarcimento i Cipriani potranno almeno affermare di essere stati trattati da cittadini. Altrettanto non potrà fare Maria Vittoria Scarselli, destinataria di un provvedimento di esproprio nella sua Pizzidimonte, se non altro perché nel frattempo è deceduta. C'est l'etat, che dal 1986 tramite il Comune era entrato in guerra contro di lei con un'occupazione urgente datata 16 gennaio. Urgente sì, per i tempi della pubblica amministrazione perché il decreto d'esproprio venne emesso solo nel 1991, cinque anni dopo. Solito quadretto: carte bollate, procedimenti apparentemente senza fine eppoi tac! condanna per il Comune a 331 mila euro. Venticinque anni per la battaglia legale, un altro anno per pagare. La pazienza è quella dei re. In altre 4 cause il Comune lascia un ulteriore mezzo milione, che è già una cifra addolcita dalle fideiussioni.
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