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Prato

Riforma-gattopardo: cambia tutto perché ogni cosa resti quella

di Cristina Orsini
Riforma-gattopardo: cambia tutto perché ogni cosa resti quella

Cenni sulla città metropolitana: «Ci ho messo la faccia affinché la gente sappia che i Comuni perdono sovranità»

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PRATO. Deciso a dare battaglia sempre e comunque - «Ma dentro le regole e nel rispetto delle leggi» - per sottrarre Prato alla tagliola di Firenze. Perché Roberto Cenni, sindaco di Prato dal 2009, è convinto che: «Non si sia capito ancora bene quali siano le conseguenze dell’istituzione della città metropolitana. Voglio vedere cosa diranno cittadini, categorie economiche e associazioni quando si passerà dall’astrattezza della legge scritta alla sua applicazione pratica».

Sindaco, lei ha protestato da subito contro l’esito del riordino delle province. Ha addirittura deciso provocatoriamente di portare il suo consiglio comunale a Roma, in piazza Montecitorio, ma senza ottener quel seguito che sperava. Si sente un generale senza esercito?

«Mi sento più che altro sorpreso, visto che nel consiglio comunale straordinario che convocammo mercoledì 31 ottobre, immediatamente dopo il consiglio dei ministri che inserì Prato e Pistoia nella città metropolitana di Firenze, mi era parso che ci fosse un disappunto generale. Anche a sinistra. Ma forse ho capito male».

Il disappunto c’è stato, poi però i soldati si sono riposizionati e sembra non la seguano più nella sua battaglia.

«Beh, vede, io mi sento di avere la responsabilità dei cittadini e il dovere di giustificare atti che possano in qualche modo danneggiarli. Quando si capiranno le conseguenze del decreto, gli elettori per lo meno si ricorderanno del mio pensiero: che da subito ho giudicato profondamente dannosa l’annessione di Prato alla città metropolitana. Per questo ho inteso prendere questa posizione e mettendoci la faccia».

Addirittura ha rilasciato un’intervista seduto sul water che ha fatto il giro dei media nazionali arrivando su qualche giornale europeo. Crede sia stato capito il contenuto del suo messaggio o è stata la provocazione mediatica a trascinarla così lontano?

«No, credo che il contenuto non sia arrivato. È sembrato che si protestasse perché si sono abolite le Province o per i tagli ai trasferimenti invece che per il nuovo assetto istituzionale che a me fa molta paura. Per capire le cose, però, bisogna leggere il decreto».

Faccia lei la sintesi.

«Prato, proprio perché entra nella città metropolitana fiorentina, perde quattro funzioni primarie elencate con chiarezza all’articolo 7: alla città metropolitana sono attribuite le funzioni attuali delle Province, tutte quante, in più acquisisce la pianificazione territoriale e delle infrastrutture generali che significa la redazione del piano strutturale. Acquisisce anche la gestione dei servizi pubblici, una dizione genericissima che però contiene una molteplicità di servizi, tutti quelli che si fanno nei confronti dei cittadini. Poi mobilità e viabilità che sono un altro tema forte: la Provincia aveva già la delega a questi due tipi di servizi. Che bisogno c’era di indicarli nuovamente? La città metropolitana assumerà anche le funzioni in capo ai comuni? Significa che la città metropolitana decide dove passano i bus a Prato? Infine promozione dello sviluppo economico e sociale. Faccio un esempio: i 25 milioni del governo ai disoccupati del distretto, li chiede Firenze o Prato? Della crisi del tessile chi ne parla, la città metropolitana o il Comune tessile? E sui problemi del sociale, specifici di Prato, se ne occupa la città metropolitana? E gli immigrati? Bisogna smettere di dire bugie quando fa comodo. Se è vero che col decreto non si perde nulla, allora che nel decreto si elimini il passaggio di competenza che svuota di sovranità i Comuni».

C’è sempre il piano “b”, secondo la legge: la confezione dello statuto che dovrebbe riequilibrare pesi e misure.

«Quello dello statuto è un discorso a vanvera. E in sede di stesura dello statuto non si potranno certo modificare i criteri sui quali le città metropolitane nascono se non facendole decadere. La verità è che le città metropolitana acquisiscono funzioni in più mentre le nuove province delegano funzioni ai Comuni. Non mi pare cosa da poco».

Non crede sia necessaria una riforma delle istituzioni?

«E’ assolutamente necessaria. Ma bisognerebbe farla tenendo a mente cosa è meglio per i cittadini. I Comuni sono il “front office” dei cittadini, su tutti i temi: quando qualcosa non funziona, dalla sicurezza al sociale, dall’acque, alle strade, i cittadini si rivolgono al Comune. Ed è giusto che sia così. Quindi invece di togliere delle deleghe, bisognerebbe cercare di aggiungerle per dare risposte più concrete e meno costose, eliminando contemporaneamente le duplicazioni di funzioni ».

Come accade, per esempio, con le scuole.

«Infatti: un parte sono a carico del Comune un’altra della Provincia. Non le può gestire tutte il Comune? E domani cosa accadrà? Alle istanze dei cittadini risponderà meglio il Comune o la città metropolitana che deve guardare dall’Abetone a Castelfiorentino?»

Ci saranno un supersindaco e un consiglio composto da dieci consiglieri.

«Sì, e in via del tutto gratuita, quel numero esiguo di persone dovrà gestire più di 1400 dipendenti, funzioni pesanti oltre alle partecipate. Voglio vedere come, amministratori a tempo perso per forza, controlleranno le cose fatte, quelle da fare e la qualità».

Sindaco come si spiega una deroga tanto pesante, decisa solo per Prato e per Monza, che ha ribaltato i criteri che lo stesso governo aveva blindato fino a 24 ore prima?

«Ho parlato col sindaco di Monza e anche lui è molto arrabbiato perché è andato a letto convinto di una cosa e si è svegliato sotto la città metropolitana di Milano. Tutto, si dice, per fare un dispetto a Formigoni».

E qui a chi è stato fatto il dispetto?

«A Matteo Renzi, direi. Firenze, come Prato, perderà sovranità. Se la città metropolitana si fosse limitata ai confini della provincia attuale, Firenze poteva fare la parte del leone. In un mostro a tre teste si stempera anche il peso di Firenze».

Vede una lotta politica tutta interna al Pd, dunque, in Toscana?

«C’è la vecchia politica che va avanti e che ha fatto pressioni forti sul governo. E’ la vecchia politica che non ha accettato l’abolizione totale delle Province e si è accontentata di un compromesso, che è questo che abbiamo di fronte. Un compromesso però che rischia di creare delle assurdità istituzionali che vanno solo a danno dei cittadini. E se il risparmio vero si otterrà con l’accentramento dei sevizi, parallelamente aumenteranno costi e disagi dei cittadini che per andare alla Motorizzazione dovranno prende la macchine e fare chilometri. L’obiettivo di uno Stato non dovrebbe essere quello di semplificare? E invece succede l’opposto».

L’input di Magnolfi che ha proposto un’azione forte di Prato assieme a Pistoia e Firenze per modificare la legge, pensa di raccoglierlo?

«Ho parlato col sindaco di Pistoia ma anche lui mi pare riallineato. Farò tutti gli sforzi, possibili ma ho trovato molta più solidarietà con Monza che non con i comuni limitrofi».

L’alletta l’idea di diventare un supersindaco, visto che non è detto che nella futura città metropolitana il governatore debba essere per forza un fiorentino?

«Nelle condizioni in cui opererà il supersindaco? Assolutamente no. Un sindaco, in condizioni normali, è impegnato dodici ore al giorno. Quello metropolitano opererà senza una squadra, pochi soldi e competenze infinite. Insomma farà inaugurazioni e taglierà nastri».

Allora che propone?

«Non c’è voglia di cambiare. Questa è una legge che gattopardescamente cambia tutto per non cambiare nulla. Si fa finta di tagliare i costi della politica, ma non si incide sugli sprechi veri: la massa di enti collaterali, consorzi, che spesso hanno compiti che già i Comuni svolgono. Non a caso si parla di rottamare le persone ma non il sistema. Dei veri bisogni della gente non gliene frega niente a nessuno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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