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missioni all’estero

Prato percorre la via della seta in cerca di partner

di Miriam Monteleone
Prato percorre la via della seta in cerca di partner

PRATO. Per le aziende pratesi che intendono fare business in Cina, da oggi si aprono nuove possibilità, grazie a un patto d’intesa stipulato tra Prato e la provincia di Anhui, nel corso di un’esperien...

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PRATO. Per le aziende pratesi che intendono fare business in Cina, da oggi si aprono nuove possibilità, grazie a un patto d’intesa stipulato tra Prato e la provincia di Anhui, nel corso di un’esperienza di mobilità transazionale e alla creazione di un polo espositivo destinato a ospitare esclusivamente imprenditori italiani. Ed è proprio con lo spirito di cominciare a guardare alla Cina come a un mercato di sbocco e a un’opportunità di partnership, e non solo d’investimento, che diciannove imprenditori pratesi sono tornati da una missione, appena conclusa, tra Shanghai e alcune province limitrofe. L’esperienza ha dietro il progetto “La via della seta”, finanziato dalla Regione Toscana e dal Pin del Polo università “Città di Prato”, con il sostegno delle associazioni di categoria del territorio. Nella settimana trascorsa in Cina gli imprenditori hanno incontrato istituzioni, industriali e consulenti del luogo, visitando aziende e centri distributivi e venendo inoltre in contatto con italiani che da anni lavorano in Oriente.

«E’ stata una missione formativa sotto molti punti di vista - ha commentato Andrea Cavicchi, presidente dell’Unione industriale pratese. Non solo perché ci è stata data la possibilità di conoscere meglio il mercato cinese, ma anche per gli incontri istituzionali, le visite guidate e i momenti di con-fronto a cui abbiamo partecipato. La Cina ha bisogno di un partner come Prato, ma noi dobbiamo capire quali sono le reali opportunità d’impresa. La Cina sta mostrando una grande capacità di sviluppo pari ai paesi occidentali».

L’esperienza ha entusiasmato anche gli altri imprenditori, che sotto la supervisione del Pin, hanno avuto modo di toccare con mano la produttività tessile cinese.

«E’ stata un’esperienza forte - racconta Andrea Belli, presidente dell’associazione nazionale tessili di Confartigianato. In Cina abbiamo incontrato imprenditori e lavoratori molto motivati, la logica là è un po’ quella del “tutto, tanto e alla svelta».

Senza dubbio i numeri della produttività sono altissimi, ma quello che manca è la cura e l’attenzione per la qualità e la perfezione del prodotto. La Cina deve essere pensata come un partner di lavoro e non solo come un paese dove delocalizzare, il dialogo è necessario e possibile, è questa la mentalità con cui dobbiamo avvicinarci al loro mercato».

«Ho fatto altri viaggi in Cina per conto mio come imprenditore in passato - ha aggiunto Paolo Daniele Ghelardi – ma solo stavolta, con la delegazione del Pin, ho avuto modo di farmi un’idea chiara della loro produttività e del loro mercato».

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