Il Tirreno

Prato

Accordo salva-posti tra Asl e sindacati

di Giovanni Ciattini
Accordo salva-posti tra Asl e sindacati

Parte dei contratti a scadenza sostituita con assunzioni a tempo determinato e attraverso una riorganizzazione interna

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PRATO. I tagli della spending review sono a doppia lama, come spiegano con dovizia di particolari i sindacalisti della Sanità pratese: feriscono i dipendenti pubblici, che vedono a rischio i propri posti di lavoro, quando va peggio o le condizioni di lavoro, quando va meglio. E soprattutto hanno ricadute negative sui cittadini-pazienti che potrebbero non avere più garantiti gli attuali servizi.

Lo scenario negativo “a breve termine” è stato parzialmente scongiurato grazie ad un accordo raggiunto lo scorso venerdì fra le rappresentative sindacali e la Rsu e i vertici dell’Asl 4. I termini dell’intesa sono stati resi noti ieri da Massimo Cataldo (Fp Cisl), Massimo Rasile (Fp Cgil), Marco Bresci (Uil), Barbara Pesci (Rsul), Sandro Guarducci (Rsu). Grazie a questo accordo i sindacati sono riusciti ad evitare che, nel giro dei prossimi mesi, sparissero dall’organico aziendale (2663 persone nel 2011, 2620 previste a fine 2012), una sessantina di dipendenti. O meglio, di questi 62 contratti in scadenza 25 potranno godere di un rinnovo del contratto interinale che una volta scaduto sarà poi sostituito da un contratto a tempo determinato, altri venti verranno ricavati dalla riorganizzazione interna dell’Asl. Una delle ipotesi è che possa essere spostato sull’ospedale Misericordia e Dolce parte dei lavoratori dislocati nelle sedi territoriali (distretti, consultori). Andranno invece a scadenza e non saranno rinnovati invece 17 interinali.

«Avendo presente lo scenario complessivo - ha spiegato Massimo Cataldo (Cisl) - non si può che è essere soddisfatti di questo primo risultato ottenuto. Purtroppo la spending review prevede tagli lineari in tutti i settori senza distinguere tra aziende virtuose e no. A fronte di una maggiore richiesta di assistenza sanitaria e del numero dei degenti ci troviamo di fronte a scelte che prevedono il blocco del turn over e il mancato rinnovo dei contratti in scadenza. Meno personale significa la sospensione dei servizi, come è accaduto dal 1° novembre con l’eliminazione dell’automedica del 118, e maggiore impegno per chi lavora: più straordinari, più ore da recuperare, meno possibilità di usufruire delle ferie. Grazie all’accordo raggiunto abbiamo ottenuto il rinnovo dei contratti e scongiurato la variazione dei turni con relativo incremento della mole di lavoro». Dello stesso avviso Massimo Rasile (Fp Cgil): «C’è molta preoccupazione per il nostro immediato futuro. La Regione Toscana è chiamata a tagliare 250 milioni nel 2012 e 650 milioni nel 2013. Le conseguenze possono essere molto negative anche per le Asl, come la nostra, che ha lavorato bene risparmiando per esempio su spesa farmaceutica e acquisti. Quanto incide il personale precario? Molto. A Medicina del secondo piano su 66 lavoratori 17 sono interinali».

Marco Bresci (Uil) ha posto l’accento sugli effetti positivi della concertazione, mentre il rappresentante della Rsu, Sandro Guarducci ha inviato un messaggio abbastanza esplicito al direttore generale dell’Asl 4, Bruno Cravedi, invitandolo a sottoporre a “cura dimagrante” anche la dirigenze e le posizioni organizzative. Annunciata anche un’assemblea entro il prossimo mese per discutere anche della futura organizzazione del nuovo ospedale di Galciana. «Dal settembre 2013 avremo un’organizzazione del lavoro totalmente diversa da quella attuale: sarà un ospedale ad alta intensità di cura, con meno posti letto e tempi di degenza ridotti. Gran parte del lavoro verrà trasferito alle strutture territoriali con una diversa ripartizione del personale. Ma di tutto questo ancora non si è parlato». Sulle incognite che sono all’orizzonte si è soffermata anche Samantha Pesci (Cgil): «Il nostra paese sta invecchiando sempre più, la richiesta di cura è in costante crescita, ma di questo sembra che non se ne voglia tener conto continuando a prevedere tagli al personale dimenticando che tre infermieri al posto di cinque significa meno sicurezza per i pazienti».

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