Il dolore
Coppia di architetti progetta mobili creati col cartone
Mangiafico e Loggia hanno messo insieme design e ecosostenibilità. Sarà il cliente a suggerire la forma
PRATO. Anziché finire in discarica, il cartone diventa sedia, tavolo, libreria e sgabello: mobili e oggetti di arredamento resistenti come quelli tradizionali, ma con il vantaggio di essere più leggeri e, soprattutto, a impatto zero. A far incontrare design ed eco sostenibilità è stato il duo Iva Mangiafico e Carlos Gustavo Loggia, una coppia di architetti di Prato che sta lavorando a una serie di arredi composta da libreria a scaffali componibili, tavolo in due versioni per ufficio e casa, sgabello, sedia ed espositore verticale. Dopo alcuni anni di esperienza nel campo dell’edilizia pubblica, i due si sono avvicinati al mondo dell’interior design cercando di agganciare la tendenza della bioarchitettura nell’arredamento esplosa soprattutto negli ultimi anni. «Il periodo di formazione universitaria è stato determinante per maturare quelle idee che oggi cerchiamo di portare avanti – raccontano – la nostra proposta di mobili ha infatti radici nella realizzazione di plastici di studio realizzati durante gli anni della formazione con il cartone, che ha il pregio di essere facilmente reperibile e accessibile sul mercato».
Da qui l’idea di sviluppare quest’esperienza per creare una linea di mobili che fa della compatibilità con l’ambiente e della personalizzazione del prodotto i propri punti di forza grazie a una tecnica di assemblaggio modulabile a piacere. «Va detto che rispetto ad altre produzioni di mobili e complementi d’arredo in cartone la nostra si caratterizza per la totale mancanza di minuteria in acciaio, plastica o materiali non riciclabili per le giunzioni – spiegano - Come si assemblano i pezzi? Sfruttando un particolare sistema in grado di accoppiare pannelli e mensole realizzati a loro volta con tubi di cartone incollati a fogli di cartone pressato che si adopera generalmente negli scatolifici. Il cartone impiegato è costituito per il 95% con carta riciclata, quello che rimane, circa un 5%, è fibra vergine che serve garantire la prestanza». A dare la forma all’oggetto sarà dunque il cliente che potrà così sbizzarrire la sua fantasia: «La nostra idea – sottolineano – era solo quella di creare un oggetto di uso comune con materiali innovativi». La vera sfida del futuro riguarda l’impiego di questo materiale nell’edilizia pubblica. Esperienze di questo tipo sono già una realtà in Giappone, dove si sta sviluppando un nuovo sistema per sostituire le travi di cemento armato. «Se si pensa che i mobili in cartone in condizioni normali durano dai 2 ai 4 anni e alla totale capacità di smaltimento del materiale– affermano - il loro impiego ideale sarebbe proprio in ambienti che necessitano di allestimenti temporanei, come i saloni fieristici; oppure, nelle scuole e in tutti gli edifici frequentati da bambini e ragazzi nei quali più che altrove ci dovrebbe essere una maggiore attenzione alla salute. C’è però un limite che è quello rappresentato dall’incompatibilità con la normativa antincendio». Del progetto, attualmente in fase di brevetto, saranno presentati per la prima volta alcuni prototipi in occasione di un incontro pubblico che si terrà il prossimo 29 novembre (in via dell’Accademia,42) durante una serata dedicata al tema della bioedilizia e organizzata dal movimento 5 stelle dei “grillini” pratesi.
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