Sicurezza
Vendola: «Distretto tecnologico per il tessile»
Primarie Pd, in 350 ad ascoltare il candidato premier: glissa sulla querela ricevuta dal sindaco. Sulle nuove province giudizio critico: «Una mezza riforma»
PRATO. Il diritto di cittadinanza agli immigrati e il distretto tecnologico per il tessile. È un mix liberal riformista quello offerto da Nichi Vendola ai circa 350 spettatori accorsi al cinema Terminale per la tappa pratese del leader di Sel. Dopo il format obamiano di Renzi e quello della fabbrica di Bersani, ieri mattina l'esponente più a sinistra di questa competizione ha fatto un passo verso il centro politico, valorizzando maggiormente il suo lato concreto di governatore della Regione Puglia. Sull'economia il punto più significativo per Prato. Il tessile è cronicamente in crisi? Senza indicare un preciso parallelo fra i due contesti ha evocato il modello Barletta come modello per la crescita in Italia e, di conseguenza, anche per Prato. «Quando sono stato eletto per la prima volta ereditammo un distretto in declino. Per invertire la rotta abbiamo stimolato gli investimenti sulle calzature di sicurezza per chi lavora nei cantieri».
Una sorta di uovo di Colombo, che ha fruttato la rinascita economica di Barletta: «Adesso è diventato il primo distretto al mondo nella sua produzione». Un'esperienza quella della partnership fra politiche di governo e un fare impresa illuminato dei privati, che ha avuto dei riverberi positivi anche nel settore della meccanica elettronica. «Magneti Marlelli assume – ha ricordato – mentre nel resto d'Italia la società che la controlla, la Fiat licenzia». Il solco è quello del distretto che si congiunge con la vocazione tecnologica, indispensabile per competere oggi: «Altrimenti non si vince la sfida – ha messo in guardia – La competizione sul mercato su prodotti di bassa qualità non funziona». L'altra macroquestione pratese, quella dell'immigrazione e dell'integrazione Vendola l'ha sviluppata elogiando il melting pot e criticando la sproporzione fra i diritti concessi ai discendenti degli italiani residenti all'estero e quelli negati ai figli degli immigrati nati nel nostro territorio: «Dovremmo sempre di più immaginare un'educazione alla pluralità. Io stesso mi sento meticcio: quando assaporo la domenica i dolci di mia mamma mi sento greco, quando sento l'odore del ragù mi sento arabo. L'identità è un casino».
Le politiche finora seguite per Vendola sono un caos ancora più grande: «Stona immaginare che i miei cugini, nati e residenti in America che non conoscono una sola parola d'italiano possano votare, mentre dei miei amici senegalesi hanno un figlio, che parla benissimo l'italiano e il dialetto ma a cui è negata la cittadinanza». L'approccio di Vendola è di chi vorrebbe abbattere le convenzioni, frutto della cultura dominante, che ha privilegiato in chiave “parafascista e xenofoba” solo i diritti degli italiani all'estero: «Quel figlio – ha proseguito – è mio concittadino, mio fratello». A Prato nella mescolanza identitaria vendoliana si è inserito il racconto di una giovane cinese Miao Wang, che ha introdotto l'intervento del governatore auspicando di partecipare alla vita sociale e politica, ma mettendo in luce il dubbio di ogni nato nella repubblica popolare: «Ho dovuto rifiutare la cittadinanza italiana, perché altrimenti avrei persa quella del mio paese d'origine». Ignorato, invece, il sindaco che aveva querelato Vendola per avergli dato pubblicamente del “bancarottiere” a febbraio. «Ci vedremo in tribunale, io mi sono basato su un'ipotesi accusatoria della procura» ha tagliato corto. Nessuna concessione, inoltre, alla protesta eclatante di Cenni sul wc contro la città metropolitana: «Dal governo una mezza riforma, che determinerà una corsa di guerre localistiche».
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