Il Tirreno

Prato

«I ragazzi italiani sono poco abituati a conquistare le cose»

di Alessandra Agrati

Saura Lascialfari insegna da anni al Copernico e al Marconi e racconta i giovani di oggi attraverso i suoi studenti

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PRATO. Da dodici anni Saura Lascialfari insegna religione al liceo Copernico e al Marconi, due realtà differenti unite da un solo denominatore comune: i ragazzi che hanno un grandissimo bisogno di essere riconosciuti come persone. «Al di là delle prospettive che gli studenti dei due istituti possono avere - spiega l’insegnante – penso che la scuola debba lavorare sulla formazione globale, non solo sulle nozioni». La funzione della scuola è comunque fondamentale come il rapporto con i professori. «Mi sono accorta che al Copernico i ragazzi vorrebbero passare tanti pomeriggi nelle aule a studiare insieme e, soprattutto, dopo la maturità ritornano a salutare i loro docenti, a raccontarci quello che fanno, segno che abbiamo seminato bene». Nell’esperienza di docente di Lascialfari rientra anche il rapporto con gli stranieri. «Insegno religione Cattolica spiega – ma ho avuto alunni di religione indù, copta, sik e anche atei, stranieri, italiani, con tutti siamo partiti dai testi della Bibbia per poi arrivare a confrontarci su questioni importanti, di dibattito pubblico, come la terra e le sue risorse, l’aborto l’eutanasia. A poco a poco tramite il ragionamento, la conoscenza, la discussione iniziano a capire anche le posizioni della Chiesa, sempre nell’ ottica di salvaguardare la persona e la sua dignità». Le lezioni di religione della professoressa sono molto animate: i ragazzi spesso rimangono stupiti da come la cultura cristiana abbia impregnato tutta la società. Del resto, secondo l’insegnante, si è perduta tutta una tradizione orale che passava attraverso i racconti dei nonni e dei genitori e così si è anche esaurito l’interesse e la curiosità. «Questo atteggiamento è soprattutto degli italiani, abituati ad avere tutto, mentre gli stranieri, che al Copernico sono più di 100 , sono più abituati a conquistarsi ogni cosa, il diritto allo studio prima di tutto, soprattutto per le studentesse. Rimango sempre affascinata dalla determinazione degli alunni stranieri, che presto imparano una nuova lingua e riescono ad ottenere buoni risultati». A conferma di ciò lo scorso anno tre ragazzi cinesi si sono iscritti alla Bocconi e quest’anno quello che ha avuto più voti come rappresentate degli studenti nel Consiglio di istituto è straniero. Altro dato in controtendenza sono le iscrizioni alle ore di religione; in una classe tutti frequentano il corso e in due, soltanto un alunno esce quando arriva l’insegnate. «La cosa che mi ha maggiormente colpito in tanti anni di insegnamento – spiega Lascialfari – è una frase detta da un ragazzo straniero: sono ateo ma seguo le sue lezioni perché voglio capire» . E da capire ci sono tante cose, in primis certe scelte portate avanti dalla Chiesa. «In una classe abbiamo parlato, a lungo, di come la Chiesa vede gli omosessuali, sono state lezioni interessanti e anche difficili dove, testo alla mano, ho cercato di far capire ai ragazzi qual è la logica con cui si muove la Chiesa». Gli altri argomenti che stanno a cuore agli studenti sono l’impegno civile, l’aborto, l’eutanasia, il discorso sulla giustizia, meno il divorzio, probabilmente perché molti vengono da famiglie di separati e quindi hanno ormai assimilato il problema.

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