Sicurezza
Simoni: «Immigrazione, famiglia e giovani»
Il vescovo di Prato fa il bilancio della sua attività in città e parla delle tre “insistenze” che hanno caratterizzato la sua attività pastorale
PRATO. «Stimo il nuovo vescovo Agostinelli e lo credo capace di guidare la diocesi di Prato, più complessa rispetto a quella di Grosseto. Rivolgo anche un appello a chi mi vuole bene ad accoglierlo come ha fatto con me vent’anni fa».
Il vescovo Gastone Simoni si prepara a lasciare il suo incarico, il 25 novembre ufficialmente entrerà in città monsignor Franco Agostinelli, e intanto traccia un bilancio dei sui vent’anni di attività.
«La cosa più bella – racconta in una intervista in tv – è stato il contatto con la gente, i buoni rapporti anche con i non credenti, gli incontri nelle fabbriche e negli uffici, ma anche momenti più pubblici come il saluto in Consiglio Comunale». A fianco di ricordi piacevoli, il Vescovo rammenta anche «la consapevolezza di non essere stato all’ altezza di alcuni eventi, sono colpevole di troppe omissioni». L’attività pastorale del vescovo Simoni è stata caratterizzata da tre “insistenze” termine da lui stesso coniato; l’ immigrazione, la famiglia e i giovani, argomenti ancor’ oggi di grande attualità.
«Non ho mai preso il fenomeno dell’immigrazione alla leggera – ha spiegato – già con la giunta Mattei ho sottolineato l’importanza delle regole e dell’accoglienza, tanti immigrati fanno comodo, molti pratesi hanno guadagnato dall’ immigrazione tanto che se i cinesi andassero via batterebbero la testa per terra». Il vescovo ha anche ricordato l’importanza del rispetto delle regole «ma non bastano i blitz, bisogna costruire relazioni anche economiche fruttuose per entrambe le parti». Altro tema caro a Simoni sono i giovani. «I più poveri di tutti, perché sono ricchi di molti oggetti, ma poveri di conoscenza di Dio», per i quali ha creato l’oratorio permanente parrocchiale «un luogo di incontri con sacerdoti e testimoni che li aiutano a non farsi risucchiare dal clima di secolarizzazione che si respira». Dai giovani alla famiglia il passo è breve , «Ho cercato di favorire il dialogo e di accogliere anche le famiglie dei separati e dei divorziati che considero parte della Chiesa. Ho camminato sul crinale in equilibrio fra la consapevolezza dell’importanza della famiglia fondata sulla relazione stabile fra un uomo e una donna e la necessità di essere il samaritano che cura le piaghe delle persone che si sono separate, consapevole però che qualcuno ha veramente stracciato il proprio matrimonio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
