Il Tirreno

Prato

Pontetorto chiude il reparto tessitura

di Alessandro Pattume
Pontetorto chiude il reparto tessitura

Le pezze verranno date all’esterno. Sono otto gli operai in esubero. Il titolare Luigi Banci: «La priorità è ricollocarli»

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MONTEMURLO. Otto esuberi alla Pontetorto a causa della chiusura del reparto interno di tessitura. «Una cosa assurda – spiega il titolare Luigi Banci - Dovevamo rinnovare tutto il reparto macchine quando ci siamo accorti che non ci conveniva: con le tariffe sempre più basse, le pezze spendiamo meno a farle fare a qualcun altro. Adesso però ci concentriamo sulla ricollocazione dei nostri operai – aggiunge – Questa è la priorità. Alcuni di loro verranno impiegati proprio da quelle tessiture cui noi daremo lavoro da qui in avanti». La Pontetorto, così come altre aziende del settore, si è trovata di fronte ad uno spiacevole paradosso che alla fine costa il posto a otto persone. «E' una cosa gravissima, uno schifo – prosegue Banci - Le tariffe dei conto terzisti si abbassano sempre di più e chi, come noi, una parte delle pezze le faceva in proprio si ritrova a non esser più competitivo, spingendoci fino a questo punto». Il reparto tessitura delle Pontetorto conta 24 macchine. Vecchie e da sostituire, se si vuole rimanere al passo con il mercato. Adesso prenderanno il volo, dirette fuori dall'Europa. «Non so con precisione dove finiranno ma ci sono contatti con la Siria e l'Iran, oltre che con i canonici paesi del Nord Africa - ammette Banci – Con quelle macchine facevamo circa un decimo della nostra intera produzione di pezze e per rimanere sempre sul mercato nel miglior modo possibile dovevamo rinnovarle: vista la situazione, viste le tariffe sempre più basse, abbiamo deciso di investire quei soldi in qualcos'altro».

L'investimento più immediato, annunciato da tempo e in partenza nei prossimi mesi, è l'ampliamento della grande struttura di via Roma dove l'azienda ha intenzione di creare il proprio reparto interno di logistica. «Stiamo aspettando il via libera dal Comune – esordisce il titolare della Pontetorto – Ci allarghiamo perchè la nostra azienda ha retto bene all'urto della crisi e di un mercato sempre più competitivo, e anche e soprattutto perchè i clienti hanno più esigenze che in passato. Molto spesso non hanno più magazzino e prima di spedire tutto in Cina e in Vietnam per la confezione, ci chiedono di tenerle per qualche tempo, oppure se possiamo spedirne noi una parte in questo o in quell'altro paese. Insomma – aggiunge – Chi ha modo di organizzarsi e di seguire le esigenze dei propri clienti, lo fa. Non conta più solo la qualità di quello che produci ma contano anche i servizi che aggiuntivi che offri. Il concetto fondamentale è uno solo – conclude – Non si può rimanere fermi, bisogna stare attenti a tutto e saper diversificare il più possibile. E la nostra unica fortuna è quella che esportiamo almeno l'80 percento di tutta la nostra produzione. All'estero le cose vanno meglio, l'Italia invece non ha ancora smesso di soffrire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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