Proteste
Pd diviso? Posizioni personali
Ilaria Bugetti, segretaria della federazione: tutto è cambiato in una notte, ma niente fantapolitica
PRATO. Ilaria Bugetti, segretaria provinciale del Partito democratico, lo dice spedita: «Barducci? No, non ci si candida così». E d’altra parte non potrebbe fare altrimenti: possibile che ancor prima che sia fatta chiarezza su aspetto e funzioni della città metropolitana vi sia chi è pronto a governarla? Giochi di prestigio di una politica in balìa di se stessa. «Io penso che Prato sia una città aperta, ma in questi giorni si va più sull’onda del sentimento e dell’estemporaneità che della ragione - prosegue Ilaria Bugetti -. Nei momenti di crisi vi è sempre una tendenza all’autarchia, a chiudersi per conservare l’identità».
Scusi, ma se la mette così significa che al vostro interno c’è una frangia conservatrice, visto l’incontro del Terminone.
«Ci sono punti di vista che cerco di capire, posizioni che però sono a titolo personale, dopo che nella direzione di poche ore prima ha prevalso l’unanimità sull’impostazione che io ho dato. Ribadisco: la riforma non ci piace, non è possibile cambiare l’assetto istituzionale sulla spinta della spending review. È sbagliata nei modi. Avremmo preferito l’abolizione delle province, ma mesi fa ci schierammo sul quadro allora prevalente, che vedeva Prato capoluogo di un territorio che giungeva a Massa. Tutto è cambiato in una notte».
Già, e perché? Molti attribuiscono la responsabilità a illustri esponenti del Pd: chi indica Luigi Bersani, al lavoro per stemperare il potere di Renzi; chi Vannino Chiti cui non piaceva Pistoia alle dipendenze di Prato... Come stanno le cose?
«Sono contraria a letture bersaniane o renziane. È fantapolitica. A quel che mi risulta il governo prefigurava un’ipotesi ben peggiore, con Prato assieme a Firenze e Pistoia legata a Lucca. In quel caso per davvero saremmo diventati un sobborgo fiorentino. Però da più di vent’anni si parla dell’omogeneità di quest’area, con la gente vive su un unico asse. Anche per questo contesto il sindaco di una città grande e importante come Prato che l’ha fatta diventare famosa per un water. Io sto con chi vuole governare i processi: Pistoia parla con Firenze e noi cosa facciamo?»
Ammetterà che era meglio definirla area e non città metropolitana.
«Sul decreto c’è confusione e approssimazione. Certo, sarebbe stato più giusto chiamarla provincia metropolitana. Ma ora siamo di fronte a una cosa nuova, da capire. Pensi, mi hanno accusato di essere cauta e morbida. Ma da quando in qua la cautela è un disvalore?»
Auspica quantomeno un cambiamento lessicale?
«Se governeremo, lo faremo. Però senta, qualcuno ha detto che spariva il Comune di Prato solo perché si parlava di municipalità. Ebbene, non sparirà, non c’è scritto in nessuna parte del decreto».
E quali saranno le sue funzioni?
«Tutto resta da discutere, è un compito che attende il nuovo governo. Sarà allora che dovremo essere bravi e capaci. Fino a ora il Comune di Prato ha mascherato l’incapacità di governare il processo facendo leva sul campanilismo».
Tuttavia ciò ha fatto breccia nel vostro schieramento, visto l’affollato incontro al Terminale organizzato da esponenti del Pd.
«Erano una cinquantina e comunque l’hanno fatto a titolo personale. A me non piace che di fronte a un problema di tale portata si privilegi la ricerca della propria visibilità a spese della comunità. Prima di dire sì o no è meglio conoscere e governare le regole: il sistema dei servizi, cosa accadrà ai consigli comunali...»
In realtà quella del Pd appare una realtà bifronte.
«Chi era al Terminale, la sera prima era sulla linea della segretaria del Pd. Mi chiedo, allora: si fa per capire? Se è così, ritengo che alla gente interessi avere opportunità di lavoro, che i servizi siano adeguati, efficienti e moderni».
Davvero lei non vede alcun rischio di omologazione?
«A parte il fatto che c’è anche Pistoia, bisogna fare sistema, capire cos’è l’area metropolitana. Con la paura, tutti partiremo battuti».
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