Il Tirreno

Prato

A giudizio l’assessore provinciale

A giudizio l’assessore provinciale

Menchetti sarà processato con tre funzionari per la mancata bonifica ambientale del Tiro a volo

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PRATO. L’assessore provinciale al Patrimonio e alle Infrastrutture, Ivano Menchetti (Pd), la sua compagna Sara Tintori e due funzionari del Comune di Montemurlo, Giovanni Cinelli (Ambiente) e Giacomo Dardi (Urbanistica), sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omissione di atti d’ufficio in relazione alla mancata bonifica dell’ex campo di tiro a volo di Bagnolo, un’area agricola alla fine di via Labriola, a Montemurlo, dove per anni e anni si sono allenati i campioni della specialità olimpica, tra cui Elena e Marco Innocenti.

A decidere il rinvio a giudizio dei quattro indagati è stato ieri il giudice dell’udienza preliminare, all’esito di un’inchiesta della Procura che era iniziata nell’aprile del 2010, quando Menchetti, ex sindaco di Montemurlo, fu raggiunto da un avviso di garanzia per omissione di atti d’ufficio.

All’ex sindaco la Procura contesta in sostanza un peccato di immobilismo. Il campo di tiro a volo, un’area di circa due ettari ora coltivata a granturco, è costellato dai frammenti di piattelli e dai residui di piombo delle cartucce. Quando, nel 2004, la proprietà, cioè la Fattoria di Parugiano di Roberto Rosati, non ha rinnovato il contratto d’affitto all’Associazione di tiro a volo della famiglia Innocenti, si è posto il problema di chi dovesse bonificare il terreno dai residui, ma nè il proprietario dell’area, né la società sportiva hanno ritenuto di doverlo fare. Nel 2005 Franco Innocenti è stato processato per il presunto inquinamento del terreno ed è stato assolto. Di fatto il cerino è rimasto in mano al Comune, che però non ha proceduto alla bonifica.

La tesi della Procura e dell’avvocato Paolo Cappelli, che rappresenta la parte civile, cioè la Fattoria di Parugiano, è che toccava al Comune agire, per poi eventualmente rivalersi sul privato. Di qui la contestazione a Ivano Menchetti, ma anche ai tre funzionari (Sara Tintori è responsabile dell’assetto del territorio), che ognuno per la propria parte avrebbero omesso, o ritardato senza motivo, l’espletamento dagli atti di competenza dei propri uffici.

Una tesi decisamente respinta da Menchetti e dal suo avvocato Alberto Rocca, che già in fase di indagini preliminari ebbe modo di far notare che «se fosse davvero rimproverabile agli enti pubblici una condotta volta a sollecitare i proprietari e i responsabili dell’inquinamento, imponendo la sostituzione immediata dell’ente alla proprietà, i Comuni si troverebbero a dover sostenere ingenti oneri a fronte di attività improprie e illegali dei privati, senza poter attingere a risorse idonee. In qualche caso si giungerebbe al punto di mettere in crisi le finanze territoriali e l’attuazione dei programmi». Ma il giudice è stato di diverso avviso e ha fissato il processo al 18 febbraio. Il Comune rischia così di essere “becco e bastonato”, visto che il privato che secondo Menchetti doveva agire, ora si è costituito parte civile e in caso di vittoria chiederà anche i danni all’ente.

Paolo Nencioni

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