Sicurezza
Farmaco sbagliato, medico patteggia
La paziente morì e il marito denunciò: «Me l’hanno avvelenata». Rinviata a giudizio una dottoressa del Cord di Careggi
PRATO. «Mia moglie è stata avvelenata!» gridò nel novembre di due anni fa il marito di Gabriella Cahenzli, una donna di 49 anni morta un mese prima dopo una lunga agonia nel reparto di rianimazione del “Misericordia e Dolce”. Ora quel grido di dolore, che poteva sembrare frutto dell’emotività di chi aveva appena perduto una persona cara, è stato raccolto da un giudice, che ha condannato il medico di famiglia della donna e ha rinviato a giudizio una dottoressa in servizio all’ospedale di Careggi.
Il dottor Luciano Bettarini, 59 anni, difeso da Manuele Ciappi, ha preferito patteggiare un anno, con la sospensione condizionale della pena, mentre la dottoressa fiorentina Maria Grazia Papi, 54 anni, del Centro oncologico di riferimento dipartimentale e difesa da Luca Bisori, è stata rinviata a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare. Per entrambi l’accusa era di omicidio colposo.
Un’accusa scaturita dalla denuncia del marito di Gabriella Cahenzli, originaria della Svizzera e sposata a un pratese che abita sul viale Galilei. In particolare il marito, e poi anche la Procura, hanno sostenuto che alla donna fu somministrato un farmaco incompatibile con la chemioterapia alla quale Gabriella si stava sottoponendo. Un farmaco letale. La donna era stata operata nel 2001 a Villa Donatello per un tumore al seno, ma il tumore era ricomparso nel 2008 e per questo si era sottoposta ad alcuni cicli di chemioterapia che sembravano aver successo. All’inizio di settembre 2010 la donna era andata dal suo medico di famiglia, Bettarini, che le aveva prescritto un farmaco antivirale, il Brivirac, per curare un herpes. Senza considerare, è la tesi sostenuta dall’accusa, che quel farmaco è «assolutamente controindicato e incompatibile con la chemioterapia». Fu il marito, ora assistito dall’avvocato Francesco Mandarano, ad accorgersene per primo, il 9 settembre, quando la moglie si sentì male. Sulla scatola del medicinale lesse tre parole che gli fecero drizzare i capelli: «può risultare fatale», se associato alla chemioterapia.
Gabriella Cahenzli fu portata subito a Careggi, dove la dottoressa Papi le prescrisse anti-infiammatori e antistaminici rimandandola a casa, ma tre giorni dopo la situazione era ulteriormente peggiorata, e la paziente fu ricoverata a Careggi, da dove una settimana più tardi fu trasferita al reparto di Malattie infettive di Prato e infine in rianimazione, dove morì il 3 ottobre.
Secondo il consulente tecnico d’ufficio Alberto Albertacci e il perito della parte civile Paolo Ghezzi i due medici hanno compiuto un errore professionale. Prima con la prescrizione del farmaco incompatibile con la terapia, poi col mancato ricovero a Careggi.
Di parere opposto i consulenti della difesa, che non hanno ravvisato colpa medica nel comportamento dei due dottori. Sarà così il giudice Fanales, da febbraio, a decidere se anche la dottoressa fiorentina ha fatto uno sbaglio. Il dottor Bettarini, come detto, è già uscito dal processo preferendo patteggiare.
Paolo Nencioni
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