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Prato

A giudizio l’infermiere che incendiò la casa dell’ex

A giudizio l’infermiere che incendiò la casa dell’ex

Gioacchino Di Grigoli è accusato anche di tentato omicidio: arrestato due volte, ha riottenuto il posto in ospedale, ma sarà processato il prossimo 14 gennaio

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PRATO. Inizierà il prossimo 14 gennaio il processo a carico di Gioacchino Di Grigoli, l’infermiere di 41 anni, in servizio al “Misericordia e Dolce”, che nel novembre del 2010 dette fuoco alla casa della sua ex compagna che lo aveva lasciato. Ieri Di Grigoli, difeso dagli avvocati Ancona e Selvaggi, è comparso davanti al giudice dell’udienza preliminare e si è sentito rinviare a giudizio per una sfilza di reati: tentato omicidio, incendio doloso, tentata estorsione e stalking.

Il nome di Di Grigoli finì all’onore delle cronache nel gennaio dell’anno scorso, quando la squadra mobile lo arrestò al termine di un’indagine durata un paio di mesi e scaturita da un incendio apparentemente accidentale e che invece si rivelò doloso. Il 20 novembre bruciò l’appartamento dove la sua ex compagna albanese viveva con il figlio di sette anni avuto da un precedente matrimonio, la sorella, il cognato e un altro bambino di 7 mesi. I piccoli finirono al Meyer, l’ex compagna all’ospedale di Pisa con gravi ustioni. Il giorno dopo sul suo cellulare comparve una sorta di rivendicazione anonima: «Hai visto che ho fatto? Ti basta?».

Le indagini della squadra mobile puntarono subito su Di Grigoli, che però non si ferma. L’11 dicembre va a fuoco l’auto del nuovo compagno della giovane albanese, l’8 gennaio brucia un’altra auto dell’uomo. Un paio di settimane più tardi Gioacchino Di Grigoli finisce in manette. A casa gli trovano polvere pirica e nitrato ammonico, un fertilizzante che può essere usato per fabbricare bombe artigianali.

Storia finita? Non proprio. Dopo un periodo di carcerazione e un altro agli arresti domiciliari, Di Grigoli riottiene il suo posto in ospedale, dove va a lavorare in un altro reparto, ma il 1° marzo di quest’anno viene di nuovo arrestato, stavolta ai domiciliari, con l’accusa di aver continuato a tormentare l’ex compagna, sfruttando proprio il suo lavoro: secondo gli inquirenti si è introdotto illecitamente nei computer dell’Asl e ha annullato le prenotazioni delle visite mediche della giovane albanese. La donna torna a casa e scopre che qualcuno ha ordinato a sua insaputa una cassa di champagne e altri articoli di lusso. Insomma, una vera e propria persecuzione che convince il giudice per le indagini preliminari a firmare un’altra ordinanza di custodia.

Nel frattempo gli arresti domiciliari sono stati revocati e Di Grigoli è tornato al lavoro in ospedale. Lo scorso marzo Massimo Braganti, direttore amministrativo dell’Asl, spiegò che non era possibile licenziarlo perché viene accusato di reati commessi fuori dal luogo di lavoro (non era arrivata la segnalazione sul presunto accesso abusivo al computer). Ora finalmente sarà un giudice a stabilire se Di Grigoli ha tormentato e cercato di uccidere l’ex compagna, assistita da Barbara Mercuri.

Paolo Nencioni

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