Sicurezza
La guerra della lana cotta finisce in maxi-condanna
La vicenda giudiziaria parte dall’eredità dell’imprenditore Pacini della Mtt I soci della Warp&Weft condannati a pagare 500mila euro. Scontro fra periti
PRATO. Quando un tessuto può essere chiamato di lana cotta? E lana cotta è solo un tessuto a maglia o anche un tessuto lavorato a navetta? La risposta a queste domand sta costando al lanificio Warp&Weft 500mila euro, l’importo della penale pattuita con la Mtt nel caso in cui avesse commercializzato dei tessuti di lana cotta. Il valore pattuito dalla sentenza dei giudici della sezione civile del Tribunale di Prato.
E il febbraio del 2007 quando due sorelle, Alessandra e Carla Pacini decidono di dividere l’eredità lasciata dal padre Carlo, deceduto nel novembre del 2006. Eredità che comprende anche l’azienda Mtt amministrata dalle due sorelle e dai rispettivi mariti, Enrico Reali e Alberto Fabbri.
Con una scrittura privata le eredi decisero che Carla avrebbe liquidato la parte di Alessandra per un prezzo di un milione e 300mila euro con l’impegno a rassegnare le dimissioni dal cda della coppia e a non fare concorrenza sleale non utilizzando nomi o segni distintivi idonei a creare confusione con la Mtt, non imitare i prodotti della Mtt e nello specificio a non produrre e vendere tessuti di lana cotta e altri punti.
Alessandra Pacini e il marito Alberto Fabbri costituiscono allora l’azienda Warp&Weft. Ed è con questa nuovo lanificio tessile che vengono accusati dagli ex soci di fare concorrenza sleale e di aver prodotto e commercializzato tessuti di lana cotta, per l’esattezza di aver prodotto e venduto a un cliente francese, la Pim, il tessuto Tullio e l’articolo Caio, tinto pezza in tessuto di lana cotta.
Ed è su tre metri di tessuto Caio che è nata la guerra della lana cotta dove sono stati chiamati a confrontarsi tre tra i migliori periti che esistono in città, Primo Brachi dell’omonimo studio per l’azienda Mtt, il docente di chimica tessile e tintoria dell’Istituto Buzzi Enrico Ciapini come perito di parte per Alessandra Pacini e il marito e infine Paolo Menici come consulente per il tribunale di Prato.
Per loro il compito di definire cos’è esattamente la lana cotta e quindi se la Warp & Weft ha fatto concorrenza sleale alla Mtt.
Menici è arrivato alla conclusione, e la sua perizia e poi servita al giudice per emettere la sentenza di condanna che «al di sopra di ogni ragionevole dubbio è possibile affermare che il tessuto Caio prodotto dalla Warp & Weft pur avendo una struttura differente imita il tessuto Lex Tp prodotto dalla Mtt in quanto i due tessuti hanno un impatto visivo e un peso ed una mano assai simile l’uno l’altro». E tutto anche se si tratta l’uno di un tessuto ortogonale, l’altro di un tessuto a maglia lavorati con filati differenti l’uno dall’altro. Una perizia che parte dal fatto che “lana cotta” non è una dizione normata.
Tre perizie che dovrebbero entrare a far parte dell’archivio della storia del tessile per il modo in cui vengono ripercorse le lavorazioni per arrivando ad assunti differenti. Primo Brachi ad esempio evidenzia come lana cotta sia «un tessuto con elevata percentuale di lan che è stato reso compatto per mezzo dell’operazione di follatura a seguito della proprietù delle fibre di lana di infeltrire» mentre per Ciapini il tessuto non a maglia non può essere definito di lana cotta. Perizia, e non potrebbe essere altrimenti, che trova d’accordo Alessandra Pacini e Alberto Fabbri che hanno deciso di ricorrere in appello. Una lite giudiziaria che già va avanti da quattro anni e che ha avuto tra i testimoni anche clienti illustri chiamati ad esprimersi sul comportamento delle due società (entrambe tra l’altro molto conosciute nel distretto tessile come tra le più innovative del settore.
@ileniareali
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