Il Tirreno

Prato

Gianni Rivera alla Dogaia per premiare 14 detenuti

di Pasquale Petrella
Gianni Rivera alla Dogaia per premiare 14 detenuti

Grazie all’Associazione Riccardo Becheroni hanno potuto frequentare un corso per arbitri di calcio tenuto da associati alla sezione di Prato dell’Aia

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PRATO. «Quando uscirete da qui potrete dire: siamo noi i primi a voler far rispettare le regole». Con questa battuta ad effetto rivolta a chi le regole le ha infrante e per questo si trova in carcere, il presidente del Settore giovanile e scolastico della Figc, Gianni Rivera, una delle glorie del calcio italiano di ogni tempo, ha chiuso il suo intervento rivolto ai quattordici detenuti della casa circondariale della Dogaia che ieri mattina hanno ricevuto l’attestato di frequenza al corso per arbitri di calcio.

Un corso organizzato all’interno della struttura carceraria grazie all’iniziativa dell’associazione Riccardo Becheroni che ha trovato la disponibilità nel direttore del carcere, Vincenzo Tedeschi e della sezione di Prato dell’Aia col presidente Tommaso Di Massa che ha messo a disposizione i docenti per tenere le lezioni.

E così ieri mattina due italiani, un cinese, un dominicano, un brasiliano, due albanesi, sei nordafricani e un mediorientale hanno ricevuto l’attestato di frequenza sottoscritto da Rivera, un kit completo da arbitro Figc e il taccuino con i cartellini giallo e rosso. «Manca purtroppo il cartellino verde, quello del fair play - ha commentato Barbara Benedetti, segretaria del Settore giovanile e scolastico della Figc - Ma è quello più importante perché lì vanno segnati i ragazzi che si rendono protagonisti di gesti di fair play. Dobbiamo imparare a premiare anche le belle azioni e non solo a punire per i falli commessi in campo». Cartellini verdi in fase di sperimentazione fra le nuove leve, quelle che i neoarbitri potranno a tutti gli effetti dirigere una volta espiata la pena e tornati in libertà.

La cerimonia è stata aperta dal direttore della casa circondariale, Vincenzo Tedeschi, che ha tenuto a ribadire che non si tratta di un’iniziativa abituale «ma abbiamo accettato di farla volentieri per dare una opportunità ai detenuti e per tener fede all’articolo 27 della Costituzione (che dice che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato ndr). Questo però senza voler sottacere la grave situazione di sovraffollamento e di penuria di personale in cui ci troviamo ad operare. Questo corso ha comunque contribuito a portare un pizzico di entusiasmo e di speranza per chi vive nell’istituto penitenziario».

Ad Andrea Becheroni il compito di illustrare sia le finalità dell’associazione dedicata al fratello Riccardo, sportivo e politico scomparso 16 anni fa, «che è stato sempre dalla parte dei più deboli, ed ecco anche il perché di questa scelta di fare il corso per i detenuti». Il presidente della sezione Aia di Prato, Tommaso Di Massa ha sottolineato il grande interesse che l’iniziativa ha riscosso e la disponibilità a ripeterla in futuro se ce ne sarà l’occasione.

Una nuova occasione che si sono augurati un pò tutti a cominciare dal direttore che ha detto di aver già raccolto adesioni per un corso per allenatore. «L’arbitro è una figura necessaria e importantissima - ha concluso l’assessore comunale allo Sport, Matteo Grazzini - Mi auguro che questo corso sia stato utile per far capire che le leggi del mondo dello sport valgono anche nella vita di tutti i giorni perché al di là del regolamento tecnico c’è anche quello morale e sociale che rende l’arbitro umanamente importante».

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