Finanza
Cenni: «Siamo stati derubati»
Il sindaco promette battaglia e il deputato Mazzoni rivela: una telefonata di Bersani ha cambiato tutto
PRATO. «Ma puttana della miseria, tra non ci regalare e rubarci, la differenza notevole!» sbotta il sindaco Roberto Cenni ed è questa la sintesi e il culmine dell’assemblea pubblica che si è svolta ieri sera all’Urban center di via Mazzini sul tema che da qualche giorno agita la politica pratese, cioè l’osteggiata nascita della città metropolitana Firenze-Prato-Pistoia che, se non ci sarà un altro ribaltone, segnerà la scomparsa della Provincia di Prato.
E dopo il sorprendente show dell’intervista nel bagno del Comune, la sortita di Cenni di ieri sera conferma che il sindaco sente molto il tema (sarebbe strano il contrario) ed è disposto a salire sempre più sopra le righe.
Davanti a circa duecento persone (non molte per la verità rispetto alla fibrillazione del Palazzo), Cenni ha respinto la tesi secondo la quale tutti i politici locali sono uguali e tutti portano la stessa responsabilità di non aver difeso come dovevano la provincia (tesi espressa dal signor Valerio Ciardi in apertura, sovvertendo la scaletta). «Io dico che quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto - ha detto il sindaco - e non ho alcuna voglia di difendere la Provincia come istituzione, anche perché la soluzione trovata dal governo lascia intatti i costi. Però mi devono spiegare, allora, perché non le hanno abolite tutte. Questa era la soluzione. Dovete capire - ha aggiunto - che non abbiamo solo perso la provincia». E ha letto l’articolo 7 della bozza di decreto sul riordino delle Province, quello che prevede le competenze che passeranno alla città metropolitana, cioè la pianificazione territoriale e delle reti infrastrutturali, la gestione dei servizi pubblici, mobilità e viabilità, sviluppo economico. Vale a dire che tra breve il sindaco di una città come Prato conterà molto meno di prima. Ci sarà un sindaco metropolitano e un consiglio, dove Prato conterà quasi niente, che deciderà per lui. «Non siamo qui a rappresentare destra o sinistra - ha detto Cenni - Siamo a constatare che veniamo derubati della nostra sovranità».
In realtà l’assemblea di ieri sera è stata espressione della città che ha il cuore a destra, tanto che non si è visto nessun esponente del centrosinistra salvo una fugace apparizione del consigliere Enrico Giardi. Lo stesso Giardi che domani sera al cinema Terminale raccoglierà la parte del Pd che è contraria alla città metropolitana. E se Maurizio Bettazzi, presidente del consiglio comunale, ha signorilmente invitato a non parlare degli assenti, quasi nessuno ha accolto l’invito, a cominciare dal consigliere regionale Alberto Magnolfi, secondo il quale la nascita della città metropolitana «porta le impronte digitali di Enrico Rossi e Vannino Chiti».
Il deputato del Pdl Riccardo Mazzoni è andto oltre, citando prima Oriana Fallaci, quando diceva che «non è vero che di notte tutti i gatti sono bigi», e poi puntando il dito contro il bersaglio grosso. «E’ stata una telefonata di Pierluigi Bersani a far cambiare idea al governo - ha detto - Un minuto prima del consiglio dei ministri, tramite Vannino Chiti, il messaggio è arrivato e Pistoia, che prima era escluso dall’unione con Prato e Firenze, ci è finita». Che fare, dunque? Mazzoni promette di porre il problema ad Angelino Alfano in questi termini: volete conservare uno dei pochi capoluoghi di provincia guidati dal centrodestra nel centro Italia? Allora datevi da fare. Magnolfi invece suggerisce di sfruttare le contraddizioni interne del Pd per fare un fronte comune. Il consigliere comunale Carlo La Vigna ha invitato a insistere per l’abolizione di tutte le province, con un fronte bipartisan, e a concentrarsi comunque sui servizi al cittadino. Se anche non ci sarà più la Questura ma un commissariato, conterà sapere quanti uomini saranno in strada, più che sapere se dipenderanno da una Questura o da un commissariato.
@NencioniP
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